Casapound a Roma, no sgombero: il palazzo se l’è preso nel 2003 e se lo tiene

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2019 13:05 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2019 12:19
Casapound a Roma, no sgombero: il palazzo se l'è preso nel 2003 e se lo tiene

Casapound a Roma, no sgombero: il palazzo se l’è preso nel 2003 e se lo tiene

ROMA – Lo sgombero della sede di Casapound a Roma non è prioritario. Questo il contenuto della lettera che il Mef ha scritto al Campidoglio in risposta alla missiva con cui la sindaca di Roma Virginia Raggi a fine gennaio informava il ministero di Tria della mozione approvata a maggioranza dall’assemblea capitolina per chiedere lo sgombero dello stabile occupato in via Napoleone III a Roma. L’immobile è infatti di proprietà del Demanio, che dipende dal Mef.

Dobbiamo supporre che il solenne impegno preso dalla Raggi – dopo gli sgomberi di case occupate abusivamente, di Baobab che raccoglieva rifugiati, della spettacolare cacciata dei Casamonica – resterà una chimera. Promessa difficile da mantenere, anche in vista di una non dichiarata ma implicita esigenza per così dire compensativa. Specie con un ministro dell’Interno paladino dell’ordine e della legalità che piace e non poco ai “fascisti del terzo millennio” e occupatori abusivi.

Del resto lo stesso Salvini, cioè il suo ufficio, aveva già chiesto al Mef la situazione dello stabile occupato all’Esquilino e aveva recapitato al Comune il messaggio: c’è una lista lunga così, questo il senso, di immobili da recuperare, di sicuro i 22 per i quali sono state emesse sentenze e ordinanze che impongono il rilascio e per i quali il ministero dell’Interno rischia multe milionarie in caso di mancata esecuzione. Poi quelli fatiscenti, quelli a rischio igienico-sanitario…

Insomma il solito rimpallo di responsabilità anche se – dato che il Mef ha espressamente comunicato che l’incombenza semmai è a carico del prefetto e quindi del Viminale – a rigore è il ministro Salvini, che volentieri va a braccetto con Casapound che ha in mano le sorti del palazzo. Quello di Casapound non è in cima alle priorità, tutt’altro. A quasi vent’anni dall’occupazione prevale la logica del fatto compiuto per nascondere l’opportunismo politico. Il Comune ha le mani legate e dal Governo nessuno è disposto ad offrire una sponda. Quella resta casa loro e non dovranno nemmeno fare la guerra – avevano minacciato uno “spargimento di sangue” – per tenersela. 

Il Mef: spetta al prefetto. “In merito alle notizie di stampa apparse oggi, il ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia del Demanio precisano di avere svolto l’istruttoria e tutti gli adempimenti necessari a rientrare in possesso dell’immobile sito in Via Napoleone III occupato da CasaPound. Ribadendo al contempo che a questo punto l’effettuazione dello sgombero dovrà essere valutato dal Prefetto di Roma, che non lo ritiene prioritario in forza dei criteri stabiliti ad hoc”. E’ quanto si apprende da fonti Mef.

Pd: “E’ Salvini che blocca lo sgombero”. “Per il governo pentastellato chiedere lo sgombero di CPI non è una priorità. Lo ha detto il Ministro delle Finanze Tria. Lo ha scritto perché così Matteo Salvini intende proteggere i suoi elettori. E’ una priorità, invece, sgomberare gli edifici dove vivono i più poveri, dove si rifugiano i nuovi invisibili, dove trovano un tetto tutte le persone che vivono in condizioni di marginalità e fragilità sociale, soprattutto nella periferia della nostra città”. Così in una nota su FB il consigliere capitolino Dem Giovanni Zannola.

“Sgomberare un palazzo occupato da un partito politico, dove invece si presume vivano alcuni dei suoi dirigenti che abbiamo visto e continueremo a vedere candidarsi serenamente alle politiche, alle amministrative e forse alle europee, rifacendosi alle ideologie fasciste, quello no, non è prioritario. Un palazzo che ha pendenze per più di 300.000 € di utenze non pagate (da loro no, ma da noi cittadini si), non è prioritario. Un edificio di pregio blindato, sorvegliato come fosse una fortezza militare dove vige “lo stato di diritto nostro” (parole testuali di Giannone leader CPI alla trasmissione Le Iene) non è prioritario -prosegue la nota- Non è prioritario, perché non è pericolante ed e’ ben messo. Quanta viltà. Quanto timore. Quanta vergogna ancora dovremo provare nell’avervi al governo del paese? Lo Stato deve chiedere di rientrare in possesso di quell’edificio pubblico ora. Se pensate che la battaglia finisca qui, avete capito male. Continueremo a chiederlo al governo tramite il parlamento e lo faremo insieme alla città”.