Coronavirus. E dopo? I 4 punti di Montezemolo (come Deng): burocrazia in testa e poi l’Olanda

di Sergio Carli
Pubblicato il 2 Aprile 2020 6:39 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2020 20:28
montezemolo dopo coronavirus

Coronavirus. E dopo? I 4 punti di Montezemolo (foto Ansa)

Coronavirus: E dopo? Le quattro “priorità” di Luca Montezemolo sono:

1 lavoro;

2 burocrazia;

3 innovazione tecnologica;

4 lotta alle diseguaglianze.

Suona un po’ come le quattro modernizzazioni con cui Deng Tsiao Ping ha sfilato la Cina dalla cappa mortale di Mao e ne ha fatto la seconda potenza industriale e militare del mondo. 

La differenza è che Deng non aveva bisogno di compiacere nessuno fuori del Partito Comunista e si poteva permettere di mandare i carri armati contro gli studenti.

Noi qui viviamo in un altro emisfero. Così Montezemolo è costretto a pagare dazio a uno dei miti della sinistra intellettuale e giornalistica, quello della diseguaglianza sociale.

Che ci sia nessuno lo può negare, che la si possa combattere e abbattere sembra un po’ utopico. Se poi a sostenerlo è uno come Montezemolo, aristocratico di 72 anni, ex presidente della Ferrari, della Fiat e della Confindustria, oggi presidente dei treni Italo, la lotta appare molto poco credibile.

I primi tre punti, raccolti in una intervista per Repubblica da Roberto Mania, sono invece decisivi e condivisibili.

Perché mette la semplificazione della procedure amministrative fra gli obiettivi prioritari? chiede Mania.

“Perché quando il capo della protezione civile dice che il virus cammina più veloce della nostra burocrazia mi cascano le braccia: siamo un Paese fermo, la pubblica amministrazione è diventata ormai una zavorra: commissioni, annunci a ripetizione che non hanno cambiato assolutamente nulla e che anzi in questa crisi ci hanno creato ulteriori difficoltà come dimostra l’assurda vicenda delle mascherine”.

Ne nasce una proposta semplice e probabilmente decisiva:

“Proprio durante quest’emergenza, con l’autocertificazione, gli italiani hanno dimostrato di essere responsabili. Puntiamo quindi sull’autocertificazione, consentendo di avviare una piccola attività subito e poi controllare. Le regole vanno innovate, ribaltando lo schema che ci ha resi immobili: i controlli della pubblica amministrazione possono essere fatti ex post e non più ex ante, consentendo così all’economia di ripartire”.

Il momento per agire è questo.

“Noi ci troviamo come in una nave costretta a stare ferma in porto perché fuori c’è una tempesta. Ma se non sistemiamo ora la nave, quando il mare sarà calmo non riusciremo a navigare e sarà una tragedia.

“Se non decidiamo oggi che Paese vogliamo, quando finirà questa terribile emergenza sanitaria rischiamo di non uscire più dalla crisi economica e sociale in cui siamo entrati”.

Il Governo, come la politica e gli esperti di sanità non possono che occuparsi della gestione dell’emergenza (“e tutti noi non dobbiamo mollare di un millimetro le indicazioni che ci hanno dato i medici e i tecnici”). 

“Questo non è il tempo delle polemiche, delle critiche, delle divisioni e tantomeno dei chiacchiericci politici. Abbiamo un presidente della Repubblica che è Mattarella e un presidente del Consiglio che è Conte. Punto”.

“Invce, per ragionare sull’Italia del dopo-crisi, bisognerebbe costituire una sorta di task force, composta dalle migliori espressioni della nostra imprenditoria, da scienziati e ricercatori per definire gli assi sui quali puntare per il futuro”.

Ma, domanda Mania, riaprirebbe subito le fabbriche?

“La temporanea chiusura delle fabbriche è stata doverosa per permettere a quelle aziende, strategiche e non, che non si erano già virtuosamente organizzate con le norme di sicurezza più stringenti di farlo e per consentire ai propri dipendenti di tornare a lavorare con la massima sicurezza possibile, come stabilisce l’accordo tra governo e parti sociali.
Poi l’Istituto superiore di sanità definisca i protocolli per le diverse specificità di filiera per ridurre drasticamente i rischi.

“Ma mi preoccupa molto l’aggressività commerciale degli altri Paesi le cui industrie a livello sistemico si sono già mosse per aggredire i clienti dei tanti settori chiusi in Italia per portarli alle loro aziende. E sappiamo bene che quando un cliente è costretto a cambiare fornitore con grande difficoltà torna indietro”.

Ritiene che la protezione verso le aziende strategiche, da quelle della difesa a quelle delle telecomunicazioni, vada estesa anche alle banche e alle assicurazioni?

“Credo che oggi vada difeso l’intero sistema industriale economico e finanziario italiano per evitare il rischio concreto che possa essere depredato a prezzi molto bassi. “Se qualche Paese perde produzioni industriali importanti in questa crisi le perde l’Ue intera perché, purtroppo, se le prendono la Cina e gli Usa.

“Con buona pace dei contribuenti olandesi il cui Paese oltre a vendere qualche tulipano fa solo dumping fiscale contro tutti gli altri Paesi europei, Italia in primis”.