Ponte Morandi, decreto legge coi puntini del boh al posto delle cifre

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2018 9:09 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2018 10:30
Decreto legge coi puntini del boh al posto delle cifre

Decreto legge coi puntini del boh al posto delle cifre

ROMA – Il decreto legge per far partire la ricostruzione del ponte a Genova rappresenta un unicum, al di là del merito politico: al posto delle cifre a indicare il costo delle misure da finanziare, i puntini di sospensione, spazi bianchi di indeterminatezza contabile che hanno costretto i tecnici della Ragioneria dello Stato a bloccare il provvedimento in attesa di chiarimenti. 

E’ la prima volta che un documento di  tale importanza attraversa il suo iter legislativo in maniera così lacunosa: per legge, e secondo ogni regola di normale gestione di un bilancio, ogni voce deve essere accompagnata dalla relativa copertura finanziaria. Come dimostrano le foto, al posto delle coperture una specie  di omissis, solo che qui  non ci sono ragioni di segretezza. 

Quali ragioni, invece, spiegano il fatto che non siano state approntate “risorse certe e quantificabili” nel testo messo a punto dai Trasporti? Servirebbero degli spazi bianchi che ognuno può riempire a piacere: tuttavia, molto è dipeso dal fatto che il decreto, considerato una specie di veicolo omnibus con il quale far passare misure estranee alla materia in oggetto, sia stato caricato troppo. Come per esempio il rifinanziamento della cassa integrazione per 30mila metalmeccanici. La soluzione: via quello che non c’entra niente con Genova, coperture poche ma certe circoscritte a quest’anno, poi si vedrà.

E’ da giorni che il Governo assicura l’arrivo imminente del decreto per Genova: venerdì il ministro delle infrastrutture Toninelli lo dava per “pronto” con la pubblicazione in Gazzetta nelle “prossime ore”; sabato fonti del Governo parlavano di “stesura nella fase finale” e nelle “prossime ore” al Colle; l’altro ieri lo stesso premier Giuseppe Conte aspettava “i riscontri del Mef” e confidava di inviarlo già ieri al Quirinale.

Nel corso della giornata convulsa, si è capito il perché del ritardo. Il provvedimento è infatti arrivato al Tesoro “senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture” e “in una versione molto incompleta”, spiegano fonti Mef, assicurando che i tecnici della Ragioneria generale dello Stato stanno “lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture”.