Musei, pacchia è finita: domeniche si paga. Perché stranieri entravano gratis e…odor di Renzi!

di Riccardo Galli
Pubblicato il 1 agosto 2018 8:32 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2018 8:32
Musei, pacchia finita: domeniche si paga. Perché stranieri entravano gratis e...odor di Renzi!

Musei, pacchia è finita: domeniche si paga. Perché stranieri entravano gratis e…odor di Renzi! (foto Ansa)

ROMA – Musei, pacchia è finita: domeniche gratis abolite. Ancora per questa estate passi. Ma da ottobre basta entrare gratis la domenica nei Musei e nei siti archeologici e nelle Pinacoteche e simili. Secondo slogan caro al governo del cambiamento, “la pacchia è finita” [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. E quindi il neo ministro della Cultura, Alberto Bonisoli M5S, si è ingegnato e applicato. Come partecipare da ministro della Cultura alla campagna “la pacchia è finita”? Ecco il contributo originale e innovativo: cancellare le domeniche gratis.

Il perché Bonisoli non l’ha lasciato intuire. Pazientemente lo ha spiegato. Perché gli stranieri turisti d’estate entrano gratis e pensano che sono pazzi questi italiani che non ci fanno pagare.  Testuale, pari pari. Gli stranieri entravano, entrano gratis nei Musei e simili e quindi la pacchia è finita per questi stranieri che approfittano dell’Italia buonista. Oltre che alla campagna “la pacchia è finita”, Bonisoli porta dunque il suo contributo alla campagna difendiamoci dall’invasione straniera. Paga straniero, così impari.

Domeniche gratis nei Musei e affini perché gli stranieri entravano gratis. Ma non solo per questo. C’è anche un altro motivo per farla finita con questa roba delle domeniche gratis. Si chiama iconoclastia. La parola è difficile, ma il concetto è semplice e chiaro: le immagini e tracce di quel che c’era prima vanno demolite e cancellate.

Questa delle domeniche gratis è, anzi era, una roba di quelli di prima. Una roba che odora di Renzi, Gentiloni, Franceschini e compagnia del Pd. Quindi vanno rimosse, sbianchettate, revocate. Altrimenti che cambiamento è? Bonisoli ai primissimi passi da ministro della Cultura aveva pensato di eliminare anche quell’altra cosa che odorava di Renzi. Il bonus cultura ai giovani. Poi qualcuno gli ha fatto notare che 500 euro, insomma toglierli, abolirli, riprenderseli da parte del governo non era roba troppo popolare. E quindi bonus cultura rimasto.

Però Bonisoli non poteva arrendersi, rinunciare alla missione. Qualcosa di quelli di prima doveva cancellare, ne andava della sua reputazione di innovatore e del suo calibro di purificatore del mondo storto e infetto. E allora via, stop, basta alle domeniche con ingresso gratis.

Negli anni di quelli di prima la domenica gratis nei Musei e simili erano entrato dieci milioni di visitatori. La prova, evidente, che la gente se non ha niente di meglio da fare finisce perfino per visitare un museo. La prova, evidente, che si trattava di uno spreco. Se proprio vogliono vedere un dipinto, una statua, un tempio…che se lo cerchino e guardino su Internet e non a spese dello Stato. Che differenza c’è tra vederlo in Retee vedere dal vivo? Nessuna secondo la cultura del cambiamento. Anzi la cultura del cambiamento dice che è meglio in Rete, non si perde tempo. E poi, domanda Bonisoli ministro al paese tutto, proprio sicuri sia educativo fornire gratis cultura? Poi magari ci si abitua e ci si vizia alla disponibilità di un bene certamente non primario.

Quindi perché gli stranieri entravano gratis. E perché era roba che odorava di Renzi e Pd. E perché un M5S che si rispetti qualcosa deve smontare di quello che c’era prima. Si chiama iconoclastia ed è una malattia dell’anima prima ancora che dell’intelletto. E’ la stessa malattia di quelli che minavano con l’esplosivo le statue del Budda. E che picconavano le statue assire. E che considerano il passato irrevocabilmente sporcato dalla mano impura di quelli di prima. La stessa malattia, proprio la stessa. Varia solo l’intensità. Ma febbrone o delirio che sia, la malattia, dell’anima e dell’intelletto, quella è.