Scuola sindacati prof: concorsi no pasaran. Il nemico? L’esame

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 Settembre 2020 9:37 | Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2020 9:37
Scuola sindacati professori: concorsi no pasaran. Il nemico? L'esame

Scuola sindacati prof: concorsi no pasaran. Il nemico? L’esame (Foto d’archivio Ansa)

Scuola sindacati prof uniti, tenaci e coerenti: concorsi no pasaran. Andare in cattedra, diventare docente di ruolo attraverso un Concorso è per i sindacati della scuola errore, oltraggio, anatema.

La versione più gentile (o più ipocrita) della barricata contro il Concorso è, niente meno, che sia una perdita di tempo e uno spreco di soldi.

SCUOLA CONCORSO: SINDACATI OPPOSIZIONE DURA E PURA

Scuola, mancano i prof. Certo, mancano i prof e in molte scuole si fa poca scuola perché cattedre non assegnate e personale incompleto. Incompleto da molti anni e n on solo in questo difficilissimo 2020. Incompleto non perché i prof siano pochi in assoluto ma perché da anni e anni sono male assortiti (troppi in alcune materie, inesistenti o quasi in altre, troppi al Sud, pochi al Nord…). Mancano i prof per tanti motivi, non ultimo la lentezza pachidermica del Ministero e delle sue burocrazie.

Tra i tanti motivi per cui i prof quest’anno mancano come e più degli altri anni, anche l’opposizione dura e pura fatta dai sindacati tutti della scuola al Concorso per andare in cattedra. Opposizione cominciata prima del Covid, perdurante durante l’inverno e poi la primavera e poi l’estate e quindi d’autunno. Opposizione in nome del fatto che si vuole andare in cattedra per anzianità di precariato e non per via di esame. L’esame è anzi il nemico numero uno.

Per sostenere la guerra all’esame si è detto che l’esame era impraticabile, poi infattibile, poi sbagliato concettualmente, poi errato tecnicamente…Insomma se chiedi ai sindacati scuola prof quale esame vogliono per andare in cattedra è come chiedere ad un condannato a morte a quale albero vuole essere impiccato, non ne troverà mai uno di suo gradimento. Che i prof ora precari a vario titolo e domani di ruolo e in cattedra trovino e reputino l’esame, quindi la valutazione, quindi il merito equivalenti ad una ingiusta pena è l’apice della peggiore pedagogia civile possa essere adottata e impartita.

AZZOLINA SU QUESTO AVEVA RAGIONE

Ma questa pedagogia è fortemente condivisa e comunque protetta. Era qualche tempo fa e ministro Azzolina ebbe a dire che c’era “boicottaggio” da parte dei sindacati scuola. Azzolina fu quasi universalmente accusata di aver bestemmiato, invece aveva soltanto detto l’indicibile. Indicibile eppure noto: i sindacati scuola cui colpevolmente la politica più o meno tutta ha delegato la gestione della scuola stessa non vogliono esami, valutazioni, promozioni e riconoscimenti di qualunque tipo del merito.

La cosa ha una logica, una logica stringente: proteggere i lavoratori della conoscenza, come essi stessi si definiscono. Solo che della conoscenza sempre un po’ meno conoscenza. Un setaccio neanche particolarmente stretto di competenze, attitudini e studi porterebbe alla evidenza di un buon numero di docenti a vario titolo operanti nella scuola che non supererebbero l’asticella di un esame vero. Dunque, comprensibilmente, la rappresentanza di corporazione lotta per tenere questa asticella il più basso possibile. Nel caso migliore la lotta è per eliminarla proprio l’asticella, cioè il Concorso.

PROF PLATEA ELETTORALE

I prof, precari o di ruolo che siano, sono anche una platea elettorale. Vasta platea, sono circa un milione. Una volta votavano in gran parte a sinistra. Nel 2018 votarono in massa M5S. E da allora il Pd si sente orfano e abbandonato dal loro voto. Ragion per cui fieramente li appoggia e spalleggia nella lotta al Concorso. Poco manca che Cgil e Pd definiscano il Concorso una misura “neo-liberista”. 

Contro il Concorso e per far piacere ai sindacati scuola ora il Pd affigge il cartello “Oggi non si fa il Concorso, domani sì”. Cartello destinato a restare affisso per l’eternità. Oggi il Pd dice che non è il tempo, che magari domani…Si chiede alla Azzolina una “pausa di riflessione”. Si usa insomma la diplomazia per allontanare l’amaro calice dell’esame per i prof. La diplomazia del rinvio, eterno. Eterno e senza pudore.