Biden in croce per la famiglia, dopo il figlio Hunter anche il fratello nel mirino dei repubblicani per i sauditi

Biden in croce per la famiglia, dopo il figlio Hunter anche il fratello nel mirino dei repubblicani per i sauditi, recupero crediti da 140 milioni

di Giampaolo Scacchi
Pubblicato il 19 Febbraio 2023 - 19:29 OLTRE 6 MESI FA
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Joe Biden il giorno del giuramentoBiden in croce per la famiglia, dopo il figlio Hunter anche il fratello nel mirino dei repubblicani per i sauditi, recupero crediti da 140 milioni

Il Presidente americano Joe Biden e la sua famiglia sono sotto attacco dai repubblicani e in particolare nel Congresso per presunti affari sospetti dei suoi parenti che avrebbero sfruttato il nome del Presidente.

Questo avviene, però, dopo che il Congresso ha sorvolato su commistioni varie e conflitti di interesse dei familiari di Donald Trump.

È stato il DailyMail.com che in alcuni articoli ha accusato il fratello del Presidente, Jim Biden, di essere stato assunto da una società di costruzioni statunitense per negoziare affari con il governo saudita da 140 milioni di dollari nel 2012.

Un repubblicano di primo piano ha detto che la storia del DailyMail.com su Jim Biden che negozia un accordo con il governo saudita da 140 milioni di dollari dimostra che “le prove stanno aumentando” che la famiglia ha usato il nome di Joe per “arricchirsi”.

James Comer, presidente della Commissione per la supervisione e la responsabilità della Camera, sostiene che se il Presidente risultasse coinvolto, ciò sarebbe una minaccia alla sicurezza nazionale. A suo dire, infatti, questi affari riguarderebbero rapporti con svariati paesi tra cui Russia e Cina.

Ha inoltre affermato nel corso di una intervista a Fox News che se non otterrà i documenti richiesti per fare chiarezza adirà per vie legali contro i membri della famiglia Biden.

Il Congresso a guida repubblicana ha confermato di voler indagare sugli affari di famiglia del Presidente, tra cui Hunter e Jim, e sull’influenza esercitata in diverse occasioni per ottenere arricchimenti e potere.

Secondo una dichiarazione giurata dell’ex funzionario del Tesoro, Thomas Sullivan, Jim Biden in più occasioni avrebbe osservato come il suo cognome sia stato importante per determinare la sua assunzione in Hill con l’incarico di negoziare con i sauditi.

L’intricata vicenda che coinvolge l’impresa di costruzioni Hill, stuoli di avvocati e il Governo Saudita dura da molti anni e il ruolo di Jim Biden è emerso per un litigio tra azienda e avvocati per un pagamento da parte dei sauditi.

Nel febbraio del 2012 era stato finalmente fissato un incontro dopo molti rinvii, a Riyadh, in Arabia Saudita, dal quale gli studi professionali sarebbero stati esclusi mentre l’amministratore delegato di Hill, Richter, avrebbe inviato sul posto Jim Biden perché considerato “determinante” per chiudere l’affare. Le ragioni di questa scelta sarebbero da ricercare proprio nel rapporto di parentela. Il Regno dell’Arabia Saudita non avrebbe osato mettere in difficoltà il fratello dell’allora vice Presidente.

L’azienda Hill aveva costruito negli anni ottanta impianti di desalinizzazione nel Regno mediorientale per un valore di circa 140 milioni di dollari.

Per il recupero della somma dovuta Hill aveva incaricato gli studi legali R.L. Walker & Co., Lankford & Reed e Poblete Tamargo. Entrambi avevano fatto parte dello “Special Claims Process”, un programma del governo statunitense per regolare i debiti non pagati del regno nei confronti delle aziende americane.

Ma Lankford & Reed sostiene che, intorno al 2011, Hill avrebbe ingaggiato anche Jim per concludere un accordo riservato per 100 milioni di dollari e non ha pagato agli avvocati la loro parte del 40% dopo anni di lavoro sul caso.

In una dichiarazione giurata del maggio 2022, il socio di Lankford & Reed V. Thomas Lankford ha descritto il presunto doppio gioco.

Lankford e gli altri avvocati coinvolti non hanno risposto alle richieste dei giornalisti di commentare l’affaire.

Nel 2012 Jim Biden era stato assunto come vice Presidente esecutivo dalla HillStone International ed aveva anche acquisito una partecipazione di minoranza nella società stessa. Pochi mesi dopo la HillStone si aggiudica un contratto da 1,5 miliardi di dollari per la costruzione di case a prezzi modici in Iraq. All’epoca il vice Presidente Joe Biden era l’uomo di riferimento di Obama per l’Iraq.

Il Presidente della società Irv Richter ha sempre dichiarato che l’assunzione di Jim Biden non dipendeva dal cognome ma che era giudicato positivamente per come svolgeva il suo lavoro, mentre, come riportava Fox News l’anno successivo, il sito web aziendale lo definiva un uomo dalla sicura esperienza quarantennale nel mondo imprenditoriale.

In ogni caso, un affare fallito per mancanza di fondi da parte dell’Iraq e dopo altri fallimenti la filiale fu chiusa e i rapporti tra Richter e Biden si conclusero.

Anche il figlio del Presidente, Hunter, ha creato problemi alla famiglia. Infatti è attualmente sotto inchiesta federale per un affare multimilionario con il gigante petrolifero cinese CEFC.

Joe Biden ha sempre negato di essere a conoscenza o di aver in qualsiasi modo interferito con gli affari esteri della sua famiglia ma alcuni commenti di Jim e della moglie trascritti in una dichiarazione giurata del 2021 potrebbero far sorgere qualche dubbio in proposito.