Carlotta Sami (Unhcr), Mario Giordano: “Piccole Boldrini crescono”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2014 13:49 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2014 13:49
Carlotta Sami

Carlotta Sami

ROMA – “Piccole Boldrini crescono – scrive Mario Giordano su Libero – Come se non bastasse l’originale, adesso c’è la sua perfetta imitazione: si chiama Carlotta Sami, ha 43 anni, e da gennaio è la portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, guarda caso la stessa carica che ricopriva la nostra Signora degli Oppressi prima di assurgere alla comoda poltrona di presidente (o presidenta) della Camera”.

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Anche le dichiarazioni sono più o meno le stesse: una sequenza di banalità che s’interrompe solo all’ora della scemenza. Circostanza preoccupante anche perché Carlotta come Laura, passato un breve periodo di apprendistato, ha cominciato a parlare a raffica.

Dichiarazioni, interventi e interviste. E ogni volta che uno l’ascolta o la legge è combattuto tra la speranza che la smetta con le frasi fatte. E la consapevolezza che, appena smette con le frasi fatte, spara una bestialità sesquipedale. Insomma: una tortura. Roba che la Sami, da ex direttore di Amnesty International, dovrebbe mettere al bando.

E invece sta distribuendo, ormai, con urticante generosità. Ieri per esempio ha concesso una doppia intervista a Repubblica e alla Stampa. Manciate abbondanti della solita retorica da salotto bene: «Dietro i numeri ci sono storie di uomini e donne», «Confidiamo in uno sforzo integrato», «È un palazzo in fiamme», «L’Europa può e deve fare di più», «Bisogna attivarsi al più presto per evitare altre stragi del mare», «Per noi è una battaglia quotidiana», etc etc.

Il tutto corredato da foto (la stessa, sui due giornali, accuratamente scelta dall’ufficio stampa evidentemente) che la ritrae in perfetta mise boldriniana: tailleur, camicetta con lustrini, il trucco al punto giusto e la messa in piega appena fatta. La “battaglia quotidiana” è importante, si capisce, ma non bisogna mica trascurare il coiffeur. Poi ecco: la sequenza di frasi fatte si interrompe all’improvviso e, come da copione, la vice-Boldrini spara due bombe. La prima: siccome ci sono tre milioni di profughi in fuga verso l’Europa bisogna dare «visti umanitari» a tutti. E la seconda: per aiutare l’inserimento degli stranieri, «sponsorizziamo» il loro ingresso in università e creiamo «visti specifici» per il lavoro.

Non è meraviglioso? In pratica si tratta di un bel programma di annullamento dell’Italia, una specie di invasione autorizzata, un suicidio collettivo con l’approvazione dell’Alto Commissariato Onu. Carlotta Sami lo spiega bene: «Quando in un giorno arrivano 5 mila migranti e in maggioranza rifiutano di lasciare le impronte, le autorità italiane sono in seria difficoltà». E siccome sono in seria difficoltà che facciamo noi con quelli che rifiutano di lasciare le impronte? Semplice: diamo loro il «visto umanitario». Così poi se, umanitariamente, ce li troviamo per le vie di Milano con un piccone in mano a sfasciare la testa ai pensionati, sappiamo chi ringraziare. Vi invito però in particolare a riflettere sulle «sponsorizzazioni» per le università e per il mondo del lavoro. In pratica, se ho capito bene, la nostra nuova madonnina del Rifugiato, propone una specie di “quota profughi” per accedere negli atenei e per avere l’agognata occupazione. Una corsia preferenziale, insomma, un numero ad accesso riservato, lo sky priority del barcone.

Ora, non so se nel salotto dove la signora Sami esibisce la messa in piega è arrivata la notizia, ma ci sono proprio in questo momento migliaia di ragazzi italiani che si stanno contendo un posto per entrare nelle università a suon di test, prove d’ammissione e graduatorie varie. Molti di loro dovranno rinunciare ai loro sogni perché non c’è posto in facoltà.

E dovrebbero vedersi scavalcati da un clandestino mascherato, che neppure dovrebbe stare in Italia? E perché mai? E allo stesso modo perché i disoccupati italiani, con la difficoltà a trovare occupazione vera che c’è oggi, dovrebbero per far posto agli amici di Carlotta con il «visto umanitario» in gentile offerta? Solo per permetterle di far bella figura nel prossimo summit internazionale dell’Onu, fra ottime tartine e commoventi slide? Suvvia, non scherziamo: l’invasione che l’Italia sta subendo, al di fuori di ogni regola e di ogni controllo, è un problema troppo serio per essere lasciato alle ambizioni delle aspiranti Boldrini. L’invasione brucia sulla pelle di un Paese in ginocchio, scuote le città e la provincia, fa esplodere tragedie e paure: non può essere affrontato solo con il solito carico di retorica buonista.

E tanto meno con proposte indecenti che non farebbero altro che spargere sale sulle ferite aperte. Per cui, meglio non esagerare: se Carlotta vuol proprio giocare a fare la Laura, allora si faccia dare anche la sua poltrona alla Camera, l’auto blu, la scorta e il filo di perle al collo, che un po’ le manca. La sostituisca in tutto e per tutto, insomma, perché una che parla come la Boldrini, con un po’ di fatica, la possiamo sopportare. Ma due sono troppe. Due cominciano a farci temere che esista qualcosa persino peggio della devastante invasione dell’Italia: la devastante boldrinizzazione dell’Italia. Chissà quale ci distruggerà prima.