Comunali, Pd pensa a Venezia ma a perdere sono gli ex Pci

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2015 14:42 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2015 14:42
Comunali, Pd pensa a Venezia ma a perdere sono gli ex Pci

Casson (LaPresse)

ROMA – “Concentrato su Venezia, il test elettorale dice che hanno perso soprattutto i pci restati nel Pd” è il titolo dell’articolo a firma di Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi che Blitzquotidiano vi propone come articolo del giorno.

Le elezioni locali non possono essere analizzate come se fossero delle elezioni politiche vere e proprie. In esse infatti agiscono sempre considerazioni locali, liste civiche, candidati particolari e, alle volte, persino accordi politici contronatura. Certo, il mood politico nazionale, si fa sentire anche qui, ma sempre meno. Ci arriva certo, ma in modo attenuato o distorto. Ecco perché il voto di domenica scorsa può essere più convenientemente analizzato, almeno in prima battuta, prendendo come specchio Venezia, la città nella quale, da 22 anni, era al potere il Pd, un partito che adesso, invece, lo ha perso clamorosamente. Però dire che a Venezia è stato sconfitto Renzi non risponde a verità perché a Venezia, semmai, è stato sconfitto il nemico di Renzi. Cioè il magistrato, nonché parlamentare, Felice Casson che, nonostante l’opposizione di Renzi, era riuscito a vincere le primarie del Pd a Venezia.

Casson è l’antitesi di Renzi. Non solo si dichiara civatiano (cioè seguace del deputato lombardo che, dal Pd, è addirittura uscito) ma è anche il parlamentare che ha negato la fiducia al governo guidato dal segretario del Pd e ha condito questa sua decisione con attacchi abrasivi e pubblici nei confronti dello stesso Renzi. In un partito normale, in un paese normale, in un momento storico normale, un deputato che, contro le indicazioni del suo partito, vota la sfiducia al governo espresso dal suo partito, non viene espulso dal suo partito per il semplice fatto che, con questa sua decisione, si è già dimesso. Ma l’Italia non è un paese normale.

Casson è un pubblico ministero, con tutte le rigidità e le certezze, inevitabili, derivanti dalla sua professione. Inoltre Casson è espressione di una sinistra estrema. Ostile, per formazione e convincimento, alla iniziativa privata. Questo suo atteggiamento lo si deduce anche dalle piccole cose. Casson, ad esempio, preferisce mettere una tassa sui turisti che arrivano a Venezia anziché fornire loro un pacchetto di agevolazioni, sia pure onerose. L’agevolazione ai turisti (ad esempio, pacchetti cumulativi per la visita dei musei) è preferita, non a caso, dal suo antagonista Luigi Brugnaro. Con la tassa infatti, i turisti si sentono vessati, spremuti, accartocciati, sfruttati. Con il pacchetto di agevolazioni invece si sentono coinvolti. L’antagonista di Casson è uno che spariglia le carte, fa pensare alla possibilità di un cambiamento, di uscita dalle strettoie burocratiche e da un gestione nominalistica e imbalsamata delle cose pubbliche portata avanti all’insegna del «non si può fare» è «proibito», «non vale la pena», essendo ovviamente «il problema più vasto».

Non a caso Brugnaro è uno che, sovvertendo le regole delle varie parrocchie politiche, si definisce addirittura renziano. Brugnaro, del resto, figlio di un sindacalista di Marghera (uno cioè che non costruiva filosofie sugli operai ma li difendeva personalmente nei loro diritti) si è poi fatto da solo, costruendo società redditizie e impegnandosi anche in iniziative sportive di successo come quella delle squadra di basket da lui portata in serie A. Non so, intendiamoci bene, che cosa farà Brugnaro. Di una cosa sono certo: non resterà con le mani in mano (…)