Isis. “La Saudi Connection” di Alberto Negri sul Sole 24 Ore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Novembre 2015 12:58 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2015 12:58
Isis. "La Saudi Connection" di Alberto Negri sul Sole 24 Ore

Isis. “La Saudi Connection” di Alberto Negri sul Sole 24 Ore

ROMA – C’è un solo posto al mondo dove la sharia viene applicata più duramente che nel sedicente Stato islamico: è la monarchia saudita, massimo difensore dei musulmani sunniti, Isis inclusi, in termini di autorevolezza e mezzi finanziari e allo stesso tempo principale partner economico islamico degli Usa come della Francia, dai quali compra armi sofisticate per centinaia di miliardi di dollari per, ad esempio, stroncare la rivolta sciita nello Yemen.

Questa contraddizione, risolta secondo la formula azzeccata della “Saudi connection” da Alberto Negri, editorialista del Sole 24 Ore, è il più grosso freno all’estirpazione tra Iraq e Siria della disastrosa anomalia geopolitica rappresentata dallo Stato Islamico. Una frase attribuita al defunto principe Saud Feisal al segretario di Stato Usa John Kerry (sul Financial Times) inquadra il problema: “Daesh è la nostra risposta sunnita al vostro appoggio in Iraq agli sciiti dopo la caduta di Saddam“.

I sauditi dopo l’accordo sul nucleare iraniano si sono sentiti traditi da Washington, perché considerano Teheran la minaccia numero uno. Ma le cose non stanno del tutto così. In termini pratici significa che mentre Obama e Re Salman si stringevano la mano al G-20 di Antalya veniva firmato l’ennesimo contratto militare: 1,2 miliardi di dollari per 10mila sofisticate bombe Usa da scaricare i Yemen sulla testa dei ribelli sciiti Houti.

Negli ultimi cinque anni i sauditi hanno acquistato sistemi d’arma da Washington per 100 miliardi di dollari, di cui 12 negli ultimi mesi, nonostante il Congresso abbia sottolineato la persistente violazione dei diritti umani e i crimini di guerra in Yemen. Alla luce di queste cifre si spiega l’atteggiamento americano nei confronti del Califfato e dei jihadisti siriani sponsorizzati dalle monarchie del Golfo. E si comprende perché Washington esiti a mandare truppe a terra. Da una parte c’è l’ovvia considerazione che dopo l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia, gli Usa hanno mostrato segnali evidenti di disimpegno dal Medio Oriente. Ma dall’altra c’è questa connessione implacabile con i sauditi, che oltre ad essere leader dell’Opec, hanno finanziato i mujhaeddin afghani contro l’Urss negli Anni 80 e foraggiato Saddam nel conflitto contro l’Iran.

I sauditi pagano e gli americani e gli americani guidano coalizioni internazionali che ai loro occhi non devono abbattere il Califfato ma prima di tutto contenere l’Iran e un giorno magari liquidare Assad in Siria. La Saudi Connection condiziona la politica estera americana quanto l’alleanza con Israele. Ora questo patto leonino tra Riad e Washington, dopo la strage di Parigi, è entrato in collisione con la nuova “santa alleanza” tra la Russia di Putin e la Francia di Hollande. Il problema è capire quali obiettivi si pongono i belligeranti. Se assestare una punizione esemplare al Califfato oppure demolire l’Isis. Nel secondo caso la Francia si scontra con Riad. Se si limita a una a a una spedizione punitiva Parigi conserva le lucrose relazioni con la monarchia saudita, principale cliente degli armamenti francesi che quest’anno, con l’acquisto di reattori nucleari per 12 miliardi di dollari, ha salvato l’Areva dal fallimento. (Alberto Negri, Il Sole 24 Ore).