Mafia Capitale, Nicola Zingaretti si difende: “Buzzi dice bugie. Mai preso soldi su palazzo Provincia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 agosto 2015 10:02 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2015 10:02
Mafia Capitale, Nicola Zingaretti si difende: "Buzzi dice bugie. Mai preso soldi su palazzo Provincia"

Nicola Zingaretti

ROMA – “Chi è accusato adesso accusa dal carcere. Io penso che nel nostro ordinamento l’accusato abbia il diritto di mentire sulle proprie responsabilità ma non di calunniare terzi. Buzzi ne risponderà di fronte alla giustizia. Ho conferito mandato ai miei legali di querelarlo per sue dichiarazioni”. Si difende così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, intervenendo in Consiglio regionale sulle ultime vicende legate a Mafia Capitale. “Ho ritenuto doveroso essere qui, anche prima della richiesta venuta da alcuni consiglieri, per commentare e riferire in merito a indiscrezioni su deposizioni spontanee date dal signor Salvatore Buzzi in alcuni interrogatori nelle ultime settimane. Si tratta ripeto di indiscrezioni di stampa perchè di altro materiale che dovrebbe, io credo, essere ancora coperto dal segreto istruttorio, non ho potuto prendere visione”.

“Nelle deposizioni Buzzi afferma, non per conoscenza diretta – continua il presidente della Regione Lazio nella sua relazione – ma perchè gli sarebbe stato riferito da terzi, che sull’acquisto del Palazzo della Provincia di Roma, che io avrei acquistato prima che venisse costruito, si sarebbero pagate somme illecite a diverse persone anche a mio nome. Dagli organi di stampa abbiamo appreso che gli interessati hanno provveduto a smentire ma anche a promuovere querele su queste affermazioni”.

Il Messaggero quindi riporta che:

Il presidente Zingaretti smentisce categoricamente le dichiarazioni di Buzzi che – secondo un’esclusiva de La7 – ai magistrati avrebbe detto che «Odevaine mi ha riferito che per la vendita del Palazzo della Provincia di Roma presero i soldi il capo di gabinetto Maurizio Venafro, il segretario generale Calicchia e l’imprenditore Cionci, per Zingaretti». «Da parte mia – contnua Zingaretti – non posso che confermare che la ricostruzione data è palesemente e totalmente falsa. La Provincia di Roma – ha aggiunto Zingaretti – non comprò nessun palazzo prima che venisse costruito e compito della mia amministrazione insediatasi nel 2008 fu quella di portare a termine un’operazione decisa molti anni prima dalla precedente amministrazione, se non erro nel 2005, e confermo di non aver mai ricevuto nessun tipo di beneficio personale, materiale, economico e, mi permetto di dire, neanche politico viste le polemiche che quella scelta suscitò. Fu conclusa a mio giudizio un’operazione perchè condividevamo l’idea e anticipatrice di politiche di spending review di concentrare le sedi istituzionali divise in diversi siti con svariati milioni di risparmi».

«L’operazione sul Palazzo della Provincia di Roma fu anche oggetto di una lunga istruttoria della Corte dei Conti – continua il presidente della Regione Lazio – che si concluse nel dicembre del 2012 con l’archiviazione». «La decisione della Corte dei Conti fu presa nello scontro della battaglia politica anche, ad esempio, dal presidente Storace nella campagna elettorale, il quale a conclusione dell’indagine prese atto della conclusione e me ne diede pubblicamente conto».

«Ho parlato nei giorni scorsi di rischio di impraticabilità di campo non per sottrarmi a nulla, ma perchè vedo concretamente il rischio, a questo punto, di un perenne stillicidio non motivato dalle indagini ma spesso dall’uso distorto che se ne fa, e che può inquinare, in un polverone in cui sono tutti uguali, il clima di civiltà, chiarezza e credibilità che io credo debba esserci sempre intorno alle istituzioni repubblicane», continua Zingaretti. «Credo ci sia un tema di autonomia della politica che nella gestione deve essere instancabile nell’offerta di garanzie di trasparenza e di legalità e, dentro la battaglia politica, di lotta per non fare confusione e dare alle dichiarazioni e agli avvenimenti il giusto peso che meritano».