Stefano Parisi (Confindustria): “Equo compenso? È un’altra imposta assurda”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2014 12:06 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2014 12:06
Stefano Parisi (Confindustria): "Equo compenso? È un’altra imposta assurda"

Stefano Parisi (Confindustria): “Equo compenso? È un’altra imposta assurda”

ROMA – “Equo compenso? È un’altra imposta assurda”, queste le parole di Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, la nuova Federazione di rappresentanza in­dustriale, intervistato dal Giornale:

All’estero come si sono mossi al riguardo?
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 L’equo compenso viene appli­cato sui pc in solo in quattro Paesi. Il prelievo viene imposto anche sui tablet solo in tre Paesi mentre in nessun Paese l’equo compenso viene applicato sugli apparecchi tv. Non vedo dunque perché do­vremmo distinguerci negativa­mente­tanto più che non si può fer­mare lo sviluppo digitale di un Pae­se, come l’Italia,dove 35 milioni di persone usano oramai internet e lavorano, acquistano si divertono con tablet e smartphone».
Resta il fatto che alla Siae que­sta tassa frutterebbe non po­co.
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 I conti sono presto fatti. Le sti­me di acquisto del comparto hi- te­ch in Italia per il 2014 parlano di 16 milioni di nuovi smartphone. A cui si debbono aggiungere alme­no 8 milioni di tablet e circa 10 mi­lioni tra computer e tv. Che, consi­derato che ormai hanno in larga maggioranza integrata anche al­meno una porta Usb, sarebbero soggette al provvedimento. Fatta la somma e moltiplicata per un im­porto­medio di almeno 5 euro ne ri­sulta una cifra superiore a 160 mi­lioni di euro. Aggiungendo chiavet­te Usb, hard-disk e decoder si rag­giungono facilmente 200 milioni di euro».
Perché abbiamo pagato sino ad oggi e dovremmo pagare di più?
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 Perché la Siae lo ha stabilito in cambio della possibilità di effettua­re una copia personale di registra­zioni, tutelate dal diritto d’autore. Dunque per fare una copia di con­tenuti audio- video di cui siamo già legittimi proprietari. Per esempio per portare la compilation di cd e dvd su un secondo dispositivo per­sonale come un lettore Mp3, smar­tphone o tablet. Ma anche un pro­gramma tv, un cartone animato e un filmato (anche di YouTube ) che riversiamo su un hard disk ester­no. Gli incassi Siae servono dun­que per compensare i mancati in­troiti degli autori. Fino a oggi gli im­porti dell’equo compenso erano ragionevoli ma oggi che la musica si compra con iTunes e Spotify e i film si vedono in streaming , chi usa i supporti digitali è davvero una mi­noranza. Per questo attendiamo la decisione finale del governo».
Che cosa vi aspettate?
«Al ministro Massimo Bray spet­ta l’ultima decisione e al momento ha bloccato la tassa in attesa di sen­tir­e tutte le parti in causa per poi de­cidere. Diciamo che a quanto ci ri­sulta sta lavorando a una soluzio­ne condivisa, per raggiungere una decisione equilibrata nell’interes­se degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattut­to, dei cittadini . Che non devono pagare sempre e comunque ».