Anticorpi: talvolta immunizzano, talvolta no. Talvolta per mesi, talvolta per anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Aprile 2020 10:52 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2020 11:26
Anticorpi: talvolta immunizzano, talvolta no. Talvolta per mesi, talvolta per anni

Anticorpi, incognite e interrogativi sul passaporto di immunità (Ansa)

ROMA – Tutti i test sierologici hanno un indubbio vantaggio rispetto ai tamponi: siccome misurano la reazione degli anticorpi a un virus patogeno, funzionano anche quando il virus è sparito. I tamponi no: la reazione chimica che individua il virus (polimerasi) funziona solo se il virus è ancora in circolo.

I test immunologici invece, misurando il livello di produzione di anticorpi, consentono di capire chi è stato infettato, compresi gli asintomatici, quando la malattia è finita. Un vantaggio enorme per gli epidemiologi che devono fornire la mappa aggiornata del contagio (dove, chi, quanti).

Con la Sars immunizzati tre anni, con la varicella per sempre

Ma di qui a pensare che il test possa procurare un Covid pass per tornare a lavorare, a correre, a vivere insomma, ce ne corre. Perché la risposta immunitaria non è sempre uguale, dipende da fattori diversi e soprattutto dalla diversa sollecitazione che ogni agente patogeno provoca.

Per esempio, una volta contratta la varicella, gli anticorpi sollecitati conferiscono un’immunità a vita, senza scadenza. Il tetano – dovremmo ricordarlo – costringe invece a diversi richiami. Un banale raffreddore ci immunizza per qualche settimana. La Sars, al momento il parente più stretto di Covid 19, concede agli anticorpi una finestra immunizzante di tre anni. 

Test sierologici, il 10% mente: possiamo permettercelo?

Bisogna rispondere a una domanda essenziale, e cioè è giusto, scientificamente fondato, immaginare un passaporto di immunità, una specie di salvacondotto riservato per chi non può più ammalarsi né tanto meno contagiare nessuno?

Sebbene i test stiano rapidamente entrando nella disponibilità delle strutture sanitarie e in via di massiccia commercializzazione (in fondo si tratta di un piccolissimo prelievo di sangue), i risultati dei protocolli di validazione sono tutt’altro che certi, univoci. 

Intanto non sono accurati al 100%: possiamo permetterci il 10% di insuccesso stimato dai ricercatori? A chi non è immune potrebbe essere rilasciato un passaporto che significherebbe totale libertà di trasmettere il contagio. Poi, nessuno ha finora certificato che la risposta immunitaria inibisce nuove infezioni, né quale è il grado minimo di anticorpi che protegge completamente. (fonte Business Insider)