Scoperto un gene che riduce il rischio di Alzheimer fino al 70%

redazione salute
Pubblicato il 13 Aprile 2024 - 19:30
Alzheimer

Alzheimer, foto ANSA

La malattia di Alzheimer è una delle sfide più grandi che affrontiamo nella sfera della salute, colpendo milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia, uno studio condotto presso la Columbia University ha identificato un gene che potrebbe ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer addirittura fino al 70%. Questa scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Acta Neuropathologica, potrebbe avere profonde implicazioni per il futuro della prevenzione e del trattamento della malattia.

Alzheimer, il gene protettivo

La variante protettiva individuata dallo studio si trova in un gene responsabile della produzione di fibronectina, una proteina che svolge un ruolo chiave nella barriera emato-encefalica. Questa membrana riveste i vasi sanguigni del cervello e regola il movimento delle sostanze all’interno e all’esterno del cervello. La scoperta di questa variante protettiva suggerisce che possa esistere una correlazione tra la capacità del cervello di ripulirsi dalle tossine attraverso la barriera emato-encefalica e il rischio di sviluppare l’Alzheimer.

I risultati dello studio aprono la strada a nuove prospettive terapeutiche per la malattia di Alzheimer. Caghan Kizil, uno dei co-leader dello studio, afferma che potrebbero essere sviluppati nuovi tipi di terapie che imitano l’effetto protettivo del gene per prevenire o trattare la malattia. Questo potrebbe segnare una svolta significativa nel campo della ricerca sull’Alzheimer, offrendo speranza a milioni di persone colpite da questa malattia debilitante.

La fibronectina è una proteina presente nella barriera emato-encefalica, ma in quantità limitate. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che nelle persone con Alzheimer, la quantità di fibronectina aumenta in modo significativo. La variante identificata nel gene della fibronectina sembra proteggere dall’Alzheimer impedendo l’accumulo eccessivo di questa proteina alla barriera emato-encefalica. Questa scoperta solleva la possibilità di sviluppare terapie mirate alla fibronectina che possano fornire una difesa efficace contro la malattia.

I ricercatori hanno confermato le loro scoperte utilizzando modelli animali di Alzheimer, come pesci zebra e topi. Inoltre, hanno dimostrato che riducendo i livelli di fibronectina in questi animali, si osserva un miglioramento della malattia. Questi risultati indicano che una terapia mirata alla fibronectina potrebbe rappresentare una soluzione promettente per la prevenzione e il trattamento dell’Alzheimer nelle persone.