Universo precario come la cima di una montagna? La nuova teoria per la fisica moderna

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Giugno 2020 10:45 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2020 11:10
Universo Precario, la nuova teoria della fisica moderna

Ricostruzione delle orbite degli strani oggetti cosmici nel centro della Via Lattea (fonte: Anna Ciurlo, Tuan Do/UCLA Galactic Center Group/ANSA)

ROMA – E se l’universo fosse precario come la cima di una montagna e la fisica moderna da riscrivere con particelle a scala di energia più alta?

Alessandro Strumia e Daniele Teresi, dell’Università di Pisa, hanno ipotizzato una nuova teoria detta “Naturalezza Precaria” per descrivere il cosmo con una nuova fisica.

I due fisici hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista scientifica Physical Review D.

Secondo i due scienziati, per spiegare fenomeni del cosmo come l’asimmetria tra materia e antimateria, bisogna rifondare la fisica moderna.

Una ipotesi che va al di là del modello standard e che prevede l’esistenza di nuove particelle che abbiano una scala di energie più alta, ma non di molto, di quelle attualmente esplorate.

Per questo motivo, dicono i due scienziati, “l’universo potrebbe essere in uno stato precario, come la cima di una montagna”.

L’universo precario come…la cima di una montagna

Ma cosa implica la teoria della Naturalezza Precaria e come può l’universo somigliare alla cima di una montagna?

I due fisici spiegano che l’universo è descritto da parametri che caratterizzano ognuna delle sue regioni.

Solo le regioni con i valori “giusti” osservati sarebbero in grado di vivere più a lungo.

Tutte le altre regioni, invece, scivolerebbero giù dalla “montagna” e collasserebbero in poco tempo.

Strumia e Teresi spiegano: “Spesso la fisica delle alte energie viene considerata essa stessa in uno stato precario”.

Questo perché, sottolineano, “non è stata scoperta una nuova fisica, nonostante gli sforzi significativi intrapresi in questi anni, contrariamente alle aspettative”.

E aggiungono: “Lo scenario del nostro studio, se effettivamente realizzato in natura, garantirebbe invece nuove scoperte future”.

Il prezzo da pagare, però, è quello di rendere l’universo precario.

Una sacrificio che nella teoria si è disposti a fare, pur di aprire le porte a nuove scoperte e a una migliore comprensione del cosmo in cui viviamo. (Fonte: ANSA)