Calcio, il Fair play finanziario già morto. Psg, sponsor “col trucco” da 700 mln

Pubblicato il 8 Gennaio 2013 13:45 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2013 14:00
ibrahimovic

Zlatan Ibrahimovic, il giocatore più pagato del Psg (foto LaPresse)

PARIGI – Fatta la legge (qualche anno fa) , già arrivato l’inganno. Il Fair Play finanziario voluto da Michel Platini ufficialmente per permettere a tutte le squadre di competere e provare a vincere senza investimenti miliardari è già “morto”. Un contenitore sgonfiato dal raggiro perfetto. 

Consolante, se vogliamo, è che stavolta l’inganno, la legge “interpretata”, aggirata per non dire raggirata, non nasce in Italia. Al contrario è frutto francese e arabo. Succede in casa del Paris St Germain. E succede con un comunicato ufficiale dall’apparenza sterile e innocua come solo i comunicati stampa sanno avere, quello con cui il Paris St Germain annuncia un contratto di sponsorizzazione con la Qatar Tourism Authority. 

Se uno legge distrattamente rischia di trascurare due dettagli: il primo è che il contratto prevede un accordo di 4 anni con un compenso da circa 700 milioni di euro. Il secondo è che la Qta è della stessa proprietà che detiene anche il Paris St Germain, lo Stato del Qatar attraverso una fondazione.

Che significa? Basta guardare i numeri. Psg incasserà 150 milioni di euro il primo anno con un meccanismo di compensi a salire fino ai 200 del quarto anno, per un totale di 700 milioni. Solo dallo sponsor. Così diventa automaticamente la squadra più ricca del mondo se si considerano le cifre incassate allo stesso modo da altri top club europei: 30 milioni il Barcellona, 37 l’Arsenal dalla Emirates, 13 l’Inter (prima in Italia) dalla Pirelli. 

Visto che il Fair Play finanziario prevede in sostanza che una società possa spendere quanto incassa il sospetto è che il contratto di sponsorizzazione, completamente fuori mercato,  sia stato fatto apposta per “drogare” le entrate nel club e poter continuare ad aggiungere ingaggi extra-lusso ai vari Ibrahimovic, Thiago Silva e Lavezzi. Sospetto che diventa quasi certezza se si considera che è una sponsorizzazione “fatta in casa”, dalla stessa proprietà. E’ vero, anche la Juve ha sulla maglia il logo Jeep della Fiat, ma per cifre non paragonabili e comunque di mercato.

L’inganno, insomma, è servito. E il Fair Play finanziario che pure aveva prodotto le prime squalifiche per squadre “inadempienti” come per esempio gli spagnoli del Malaga, rischia di rimanere un contenitore vuoto dove i più ricchi aggirano la norma con super sponsorizzazioni e gli altri devono accontentarsi delle briciole.