Napoli-Parma: il boss allo stadio e quelle puntate da Secondigliano

Pubblicato il 7 Giugno 2011 20:55 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2011 21:32

NAPOLI – Chi ha consentito che Antonio Lo Russo, figlio del boss Salvatore, guardasse da bordo campo la partita Napoli-Parma del 10 aprile 2010? E' questa la domanda che potrebbe indurre i pm napoletani ad aprire un nuovo fascicolo sul controverso incontro di calcio dello scorso campionato, dopo l'invio del primo incartamento alla Procura della Federcalcio avvenuto quasi un anno fa quando gli inquirenti ritennero la mancanza di elementi idonei a sostenere l'accusa nell'ambito del procedimento penale.

La foto di Lo Russo, scattata dal fotografo dell'Ansa Ciro Fusco, che documenta la presenza del figlio del boss ai margini del rettangolo di gioco, sara' con ogni probabilita' oggetto di approfondimento da parte dei carabinieri di Castello di Cisterna, cui nei prossimi giorni potrebbe arrivare una delega di indagine.

Nel giorno di Napoli-Parma Lo Russo era ancora in liberta', ma di li' a pochi giorni sarebbe diventato – e lo e' tuttora – latitante in seguito a un'ordinanza di custodia per droga nei confronti di vari esponenti del clan. L'altro elemento da approfondire e' il flusso anomalo di scommesse fatte nel secondo tempo della partita sulla vittoria fuori casa del Parma: il primo tempo, infatti, era terminato uno a zero per il Napoli grazie a un gol di Quagliarella.

Il sospetto e' che quelle scommesse tanto numerose siano state fatte da affiliati ai clan camorristici dei Lo Russo e degli ''Scissionisti'' che avevano truccato la partita, anche se dalle indagini fatte fino al luglio dello scorso anno non erano arrivate conferme. ''Mi meraviglio che la societa' calcio Napoli permetta a certa gente di stare a bordo campo. Il calcio deve cambiare, ci sono troppi soldi che girano attorno a quel mondo. Ne parlero' domani con De Laurentiis'', ha commentato il sindaco Luigi De Magistris.

I flussi anomali di scommesse sono al centro anche dell'altra inchiesta avviata da tempo dalla Dda napoletana, quella sugli affari del clan camorristico D'Alessandro di Castellammare di Stabia che lo scorso ottobre porto' all'arresto dell'attaccante Cristian Biancone e all'iscrizione nel registro degli indagati del portiere Vitangelo Spadavecchia. Nell'ambito di tale indagine oggi il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo si e' recato a Roma per interrogare un testimone. L'obiettivo di Cantelmo, che segue le indagini assieme ai sostituti della Dda Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, e' comprendere meglio i meccanismi con cui avvengono le giocate e il sistema dei flussi.

I magistrati, infatti, intendono incrociare i dati degli incontri sospetti – quelli su cui convergono molte puntate rispetto agli altri in programma nella stessa giornata – con le informazioni ricavate attraverso le intercettazioni telefoniche, e in particolare l'incremento delle puntate nei secondi tempi e nelle fasi conclusive degli incontri. Per fare questo hanno dunque bisogno di dettagliate informazioni tecniche. L'ipotesi investigativa e' che il clan D'Alessandro, anche corrompendo alcuni calciatori, sia riuscito a pilotare l'esito di incontri di calcio; l'attenzione e' focalizzata su diversi incontri delle serie minori, ma anche su qualcuno di serie A.