Consulta impasse. Morire per Violante? Bruno s’arrende, il candidato Pd non molla

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2014 14:10 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2014 14:16
Consulta impasse. Morire per Violante? Donato s'arrende, il candidato Pd non molla

Consulta impasse. Morire per Violante? Donato s’arrende, il candidato Pd non molla

ROMA – Consulta impasse. Morire per Violante? Donato s’arrende, il candidato Pd non molla. Il Parlamento si sta suicidando per un Violante. Si può morire a camere riunite per un candidato che non si riesce ad eleggere? Cioè si può accettare come normale l’impasse alla Corte Costituzionale per l’ostinazione sul nome di Luciano Violante, anche dopo che Donato Bruno di Forza Italia, la metà del ticket ormai scaduto, ha alzato bandiera bianca?

Quando Giulio De Benedetti coniò la frase “Morire per Danzica” in un memorabile articolo del 1947 sulla Stampa, lo faceva per richiamare l’errore capitale della Francia nel ’39 quando, con Hitler che intanto si mangiava in un sol boccone la Polonia, tardò a capire che il pericolo riguardava l’Europa tutta. “Mourir pour Danzig?” scrisse scettico un futuro collaborazionista. Sì, si deve morire per Danzica, è la Storia che impartisce la dura lezione (Francia occupata, Vichy), diceva De Benedetti.

Ma oggi, si parva licet, si può lasciare un deserto istituzionale, arrendersi all’inerzia, far finta che non è successo niente, per sostenere ad oltranza e contro ogni sperabile possibilità di successo, il candidato Luciano Violante. Chi volesse un ragguaglio non agiografico sull’autorevole esponente post-comunista, può cliccare qui sul ritratto di Micromega. Nel frattempo lo stallo infinito nella definizione del governo dei giudici (il Consiglio superiore della Magistratura) e dell’organo più alto di garanzia costituzionale (la Corte Costituzionale) segnala l’insipienza e la sciatteria di una classe politica che, non decidendo, posticipando a furia di schede bianche le nomine che gli spettano, viene meno a un suo dovere.

Dalle finestre del Quirinale, all’altro lato della strada dove ha sede la Corte, il Palazzo della Consulta, Giorgio Napolitano osserva tra il depresso e il disgustato la pessima prova offerta dal suo partito e i suoi strani alleati (Forza Italia) sulla delicata partita. E’ lui stesso a denunciare testualmente fretta e disattenzione nella selezione dei candidati, come prova l’ultimo intoppo, il siluramento dell’appena eletta a membro laico del Csm Teresa Bene (Pd) perché non aveva i titoli a posto. Con l’aggravante che tutti nel Pd sapevano che l’ufficio verifica titoli dello stesso Csm non avrebbe autorizzato.

Peggio ancora va per l’elezione dei membri laici della Corte Costituzionale. Pur di morire per Violante, Forza Italia e Pd hanno cominciato il balletto infinito della scheda bianca: cioè, sanno in anticipo di non avere i numeri, quindi fanno melina aspettando l’accordo-Godot. Ieri la quindicesima fumata nera.