Ma le tasse no, anche Mattarella le dimentica. Hanno ucciso l’Italia? Silenzio

Pubblicato il 3 febbraio 2015 10:50 | Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2015 10:50
http://it.reuters.com/article/idITMIE65E0IU20100615

Sergio Mattarella legge il discorso inaugurale. Delle tasse che hanno ucciso l’Italia nessuna menzione

ROMA – Di tasse nessuno parla. Avrà il coraggio il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di guardare in faccia il male che ci divora? Tutto fa pensare che non lo farà e se lo farà sarà dall’occhio sbagliato. Per ora, nel suo discorso inaugurale, lungo elenco di ovvietà pur con qualche eccezione, ha parlato un po’ di tutto, s’è persino ricordato dei marò prigionieri in india, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha perfino menzionato le imprese, anche quelle grandi, contrariamente alla dimenticanza di Giorgio Napolitano nel suo ultimo discorso di fine anno 2014. Ma le tasse no.

Tasse è la nuova parola probita per i politici e i giornali. Quelli ci stritolano con Irpef, addizionali Irpef, Imu e affini ma nessuno lo dice. Anche Corrado Passera, che si propone come alternativa alla sinistra e paladino dei ceti medi, sui quali grava l’onere fiscale massimo, non ha il coraggio e si arrabatta inventando uno sconto sull’Iva per chi paga con il bancomat: brainstorming di boy scout.

Secondo i giornali e i demagoghi che li ispirano, la colpa di tutti i nostri mali sembra risiedere nella crisi e nelle diseguaglianze, nessuno ha il coraggio della verità. Un lettore di Blitzquotidiano invoca:

5 x 1000

“Speriamo che il nuovo presidente richiami a dovere le classi politiche di fronte allo scempio che hanno fatto e che continuano a fare massacrando il popolo di tasse”.

Ma chi gli darà ascolto mai? Troppo, scomodo e fastidioso. Nessuno si chiede perché l’Italia ha patito più di tutti in Europa, Grecia a parte, la recessione e ancora non ne è uscita.
Non se lo chiedono perché la risposta sarebbe una grave sconfitta per lo Stato. La crisi è stata più arrabbiata da noi per colpa del Fisco e questo è dipeso principalmente dalla dissennata acritica adesione al fiscal compact (50 miliardi di ulteriore salasso per 20 anni).
La politica fiscale del Governo, da Berlusconi in poi, ha avuto una costante, l’aumento della pressione fiscale. Non solo per l’aumento dell’aliquota marginale dell’Irpef, quasi moralmente giustificata dal fatto che i più “ricchi” paghino sempre di più a favore dei poveri. Ma se poi voi stessi dite che tanti sono gli evasori totali, tanti quelli che figurano poveri perché evadono il Fisco, come si fa a non pensare che sotto il mantello della giustizia sociale si nasconano profonde ingiustizie?
Ma l’addizionale regionale e comunale dell’Irpef, fin a 3,5 punti, è la figlia del federalismo fiscale che si abbattuto sugli italiani senza, a fronte, nessun risparmio di tante spese inutili come sagre e iniziative culturali di basso conio, al solo fine di favorire gli amici degli amici di tutti i partiti.

Paghiamo le tasse e ci trattano da evasori. I blitz sono cominciati sotto Tremonti, solo che Berlusconi voleva che le cose si facessero sotto traccia, per non spaventare la gente.
Questo ha così dato modo a Mario Monti di prendere meriti non suoi perché l’Unione europea aveva riconosciuto all’Italia l’inversione di tendenza nel bilancio fin dal 2010.
L’inasprimento fiscale ha avuto come principale arnese le tasse sulla casa, che non hanno colpito solo i ricchi ma la gran massa degli italiani se è vero che metà degli italiani possiede una casa mentre i “ricchi” con redditi sopra i 100 mila euro lordi all’anno sono una ben modesta percentuale. E poi le addizionali locali dell’Irpef, che hanno portato il prelievo su alcune categorie vicino al 60% prima delle imposte sulla casa e l’Iva.

Il massacro delle tasse si è aggravato per colpa della sgangherata campagna demagogica di Berlusconi contro l’Imu, che ha dato modo al Fisco in qui giochi di destrezza con tasi, tasi ecc. che a loro volta hanno coperto un ulteriore inasprimento.
Il nostro lettore punta il dito e va oltre, perché dietro l’oppressione fiscale c’è un sistema fatto

“di soprusi, di inefficienze a vantaggio di sprechi e privilegi della classe politica e del suo seguito clientelare”.

Talmente vero che nessuno ha il coraggio di dire la verità.