Amanda Knox, violato il suo diritto alla difesa: Italia condannata a pagarle 18mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 gennaio 2019 11:29 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2019 12:17
Amanda Knox, Corte Strasburgo: "Violato il suo diritto alla difesa, ma non subì maltrattamenti"

Amanda Knox, Corte Strasburgo: “Violato il suo diritto alla difesa, ma non subì maltrattamenti” (Foto Ansa)

STRASBURGO – La Corte di Strasburgo riconosce che l’Italia ha violato il diritto alla difesa di Amanda Knox durante l’interrogatorio del 6 novembre 2007, ma non ha ricevuto prove che confermino i presunti maltrattamenti da parte della polizia durante lo stesso interrogatorio. Così si sono espressi i giudici sul ricorso presentato dalla stessa Amanda Knox.

La Corte di Strasburgo condanna l’Italia a pagare 18.400 euro a Amanda Knox per danni morali. Knox ne aveva chiesti 500mila. La Corte, in una sentenza che diventerà definitiva solo tra tre mesi, se le parti non ricorreranno in appello, ha condannato l’Italia anche a pagare otto mila euro per le spese legali. Knox aveva chiesto 30mila euro per la procedura davanti alla Corte, e più di due milioni di euro per le spese sostenute dai suoi genitori per i processi in Italia.

“Amanda Knox è stata interrogata il 6 novembre 2007 alle 5.45 in assenza di un avvocato” quando erano già state formulate accuse penali nei suoi confronti, constata la Corte di Strasburgo, aggiungendo che il governo italiano non ha “fornito prove per dimostrare che esistessero circostanze eccezionali per giustificare tale assenza, e questa non abbia irrimediabilmente minato l’equità dell’intera procedura”. I giudici hanno quindi stabilito una violazione del diritto alla difesa di Amanda Knox. Questo stesso diritto, secondo la Corte di Strasburgo, è stato violato anche perché l’interprete presente, per sua stessa ammissione, ha giocato un ruolo che è andato oltre i limiti dell’interpretazione. Per quanto riguarda invece i maltrattamenti che la Knox afferma di aver subito durante l’interrogatorio la Corte dice “che ci sono prove insufficienti per concludere che questi si siano verificati” e quindi decreta che non vi è stata violazione. Infine la Corte ha stabilito che la Knox è stata prontamente informata delle accuse a suo carico il 19 giugno 2008 sia in italiano che in inglese, e che quindi il suo ricorso su questo punto è manifestamente infondato.

La Knox, 31 anni, sosteneva di aver subito durante l’interrogatorio il 6 novembre 2007 maltrattamenti da parte della polizia, sottoposta a pressioni psicologiche e le sarebbe stato negato un interprete indipendente e professionista. Non solo, dice di essere stata costretta a parlare quando “era incapace di mostrare discernimento o forza di volontà”. 

L’omicidio di Meredith Kercher, studentessa all’Università di Leeds, che a Perugia frequentava un corso di lingue, per diversi anni è stata al centro dell’attenzione dei media esponendo il sistema giudiziario italiano a critiche internazionali. Knox, studentessa di lingue, e l’ex fidanzato Raffaele Sollecito, furono inizialmente accusati di aver aggredito sessualmente e ucciso la coinquilina di Amanda. Kercher fu accoltellata al collo.

Nel 2009, la Knox fu condannata da un tribunale italiano per aver falsificato un furto nell’appartamento di Perugia, violenza sessuale, omicidio e diffamazione. Fu condannata a 26 anni di carcere. Anche Sollecito fu riconosciuto colpevole e condannato a 25 anni. Entrambi fecero ricorso alla sentenza e nel 2011, la corte d’appello di Perugia assolse la coppia dalle accuse più gravi, ma confermò la condanna di Knox per calunnia.

Dopo tre anni di detenzione, la Knox fu rilasciata e tornò negli Stati Uniti. Fece nuovamente ricorso ma nel 2014 dalla Corte d’Appello di Firenze fu condannata a una pena di 28 anni e sei mesi. L’anno successivo la condanna per omicidio fu di nuovo annullata dalla corte di Cassazione ma l’accusa di calunnia rimase. L’ivoriano Rudy Guede sta scontando una condanna a 16 anni per l’omicidio in concorso e la violenza sessuale sulla Kercher.

La Knox ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio.