Cronaca Europa

Come nacque il nazismo: in un film del 1924 girato a Vienna ebrei deportati…

Come nacque il nazismo: in un film del 1924 girato a Vienna ebrei deportati...

Come nacque il nazismo: in un film del 1924 girato a Vienna ebrei deportati…

VIENNA – L’antisemitismo nel 1924 in Austria era in ascesa quando il regista Hans Karl Breslauer realizzò “La città senza ebrei”, un film muto sulla “leggendaria repubblica di Utopia” che crolla quando il parlamento emana un editto contro gli ebrei in un clima di dilagante xenofobia. Gli ebrei sono attaccati, le loro attività prese in consegna e, infine, vengono deportati da Utopia stipati sui treni.

Basato su un romanzo satirico del 1922 con lo stesso titolo, ricorda Lizzie Crocker sul Daily Beast, il finale del film è meno preveggente: i leader e i cittadini della città (il romanzo è ambientato in una versione della Vienna contemporanea) si rendono conto che per salvare l’economia e il collasso culturale di Utopia hanno bisogno della popolazione ebraica, e il sindaco Karl Laberl (un riferimento al sindaco Karl Lueger di Vienna, notoriamente antisemita) abbraccia il primo ebreo di ritorno dall’esilio quale gesto di riconciliazione.

L’unica copia disponibile del film, un vero e proprio manifesto antinazista, aveva subito molti tagli ma l’anno scorso, in un mercatino delle pulci di Parigi, ne è stata trovata un’altra copia inedita e il negativo, in fragile e infiammabile nitrato, è stato trasferito al Film Archiv Austria (FAA), la cineteca di Vienna, che attraverso il finanziamento collettivo sta raccogliendo 79.500 dollari per il restauro della pellicola che, rispetto alla versione attuale, mostra la sequenza finale completa e le scene raffiguranti il più virulento antisemitismo viennese.

Il film scomparve dalla circolazione dopo che, nel 1933, i nazisti salirono al potere (avrebbero occupato l’Austria nel 1938) e non fu visto pubblicamente fino al 1991, quando il Film Archiv Austria proiettò l’unica copia in circolazione della pellicola al Vienna Film Festival di quell’anno, priva tuttavia dell’importante scena finale.

Quando il film all’epoca fu proiettato, Adolf Hitler, austriaco di nascita, era all’inizio della carriera politica e andò in prigione, dopo che il suo partito nazista fallì nel tentativo di colpo di Stato per rovesciare il governo tedesco con il “Putsch della birreria”.

Arrestato per tradimento e condannato a cinque anni di carcere a Landsberg, utilizzò il tempo della prigionia per scrivere il Mein Kampf, La mia battaglia, il noto manifesto politico infarcito di lodi nei confronti di Lueger e il contesto antisemita di fin-de-siècle a Vienna.

Bettauer, un ebreo convertito al cristianesimo a 18 anni, nel 1925 fu assassinato da un antisemita, rilasciato dopo pochi mesi di carcere, un anno dopo l’adattamento cinematografico del suo romanzo poi proiettato a Vienna (il regista de “La città senza ebrei” non girò mai un altro film, uscì dal mondo cinematografico e nel 1940 entrò a far parte del partito nazista). Secondo quanto viene riferito, Bettauer disapprovava l’impostazione del film in un’immaginaria “Utopia” e il finale leggermente più roseo rispetto al suo romanzo.

Ma in pochi videro il film come profetico. Nei primi Anni ’20 l’Austria ospitava più di 200.000 ebrei, oggi il numero è sceso a 10.000. Con l’agghiacciante trama sulla deportazione di massa degli ebrei da Vienna, ben 15 anni prima ha previsto completamente il progetto dei nazisti e nella documentazione storica, “La città senza ebrei” ha senza dubbio un valore significativo.

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