Germania: il paesino neo-nazi che vuole bruciare i rifugiati

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2015 7:34 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2015 0:43
Germania: il paesino neo-nazi che vuole bruciare i rifugiati

Il rifugio misteriosamente andato a fuoco nello stato di Baden-Wuerttemberg, cinque ore a sud ovest di Freital.

BERLINO – Manifestazioni intolleranti, proteste violente e minacce. Succede a Freital, cittadina di 39mila abitanti in Sassonia, divenuta il simbolo della crisi migratoria in Germania. Qui, dove 2200 nuovi arrivati speravano di trovare la pace dopo essere fuggiti dalla guerra e dal terrore, serpeggia l’odio neonazista di chi vorrebbe addirittura dare fuoco ai centri per rifugiati.

La maggior parte delle proteste è indirizzata all’Hotel Leonardo, un ex centro conferenze a tre stelle dove le camere costavano 35 euro a notte prima di essere venduto e trasformato in un rifugio per i richiedenti asilo che, a marzo di quest’anno ne ha accolti circa 400.

Il piazzale antistante l’hotel è stato teatro di violenti scontri all’inizio dell’anno, tra un nutrito gruppo di residenti, circa 1200, e manifestanti pro-rifugiati. Per separarli è stato necessario l’intervento della polizia, con tanto di lancio di uova e insulti tra le opposte fazioni.

A Freital si è costituita anche una costola del Pegida, il movimento anti-immigrazione e anti-islam che si è guadagnato la popolarità nella vicina Dresda, capitale della Sassonia, con le sue marce settimanali che attiravano migliaia di persone. A Freital si fanno chiamare Frigida.

Il culmine si è raggiunto a luglio scorso durante quello che doveva essere un incontro di riconciliazione con le autorità regionali. Ma l’evento è stato bruscamente interrotto quando i residenti arrabbiati hanno gridato all’indirizzo di uno dei politici: “Daremo fuoco all’ostello”.

Un incubo neanche tanto difficile da immaginare se si pensa al rifugio misteriosamente andato a fuoco nello stato di Baden-Wuerttemberg, cinque ore a sud ovest di Freital.

I migranti, disillusi, si sentono in trappola: sono finiti in uno dei focolai più caldi del Paese e sognano di approdare in città più tolleranti come Berlino, o anche di espatriare ancora verso la Svezia e il Regno Unito. Ma i rifugiati sono destinati a rimanere nello stato tedesco a cui sono stati assegnati secondo una formula che distribuisce i profughi in base alla ricchezza e alla popolazione dello Stato.