Ungheria, altri 4mila migranti in arrivo dalla Serbia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Settembre 2015 12:53 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2015 12:53

BELGRADO – I migranti continuano ad arrivare in Ungheria e il 12 settembre in 4mila sono giunti dalla Serbia. Arrivi che hanno portato il primo ministro Viktor Orban a premere perché la costruzione della barriera anti migranti sulla linea ferroviaria dalla Serbia sia finita il prima possibile.

Il Corriere della Sera scrive che nelle ultime 24 ore in Ungheria sono entrati migliaia di migranti e nella giornata di domenica 13 settembre si potrebbe raggiungere un nuovo record, mentre i migranti passano poi dall’Ungheria all’Austria:

“Ieri 6.600 migranti e profughi sono entrati in Austria dall’Ungheria, al posto di confine di Nickelsdorf. Nel darne notizia, il portavoce della polizia austriaca Helmut Marban ha aggiunto che nel corso della notte si prevedevano tra i 3mila e i 5mila nuovi arrivi. Oltre 12 mila migranti e profughi sono giunti nella sola giornata di ieri a Monaco di Baviera, dove la situazione in fatto di accoglienza comincia a farsi critica. Le autorità hanno fatto appello agli altri Laender ad accogliere più migranti.

E tra Ungheria e Austria il clima è sempre più teso: l’Ungheria ha convocato l’ambasciatore austriaco per protestare contro le critiche del cancelliere austriaco che ha evocato le deportazioni naziste parlano della politica ungherese verso i migranti: l’Ungheria negli ultimi giorni ha infatti accelerato la costruzione del muro anti-profughi al confine con la Serbia anche lungo la linea ferroviaria. Per il ministro degli Esteri Peter Szijjarto i commenti sono «totalmente indegni di qualsiasi leader politico europeo».

Anche a Budapest ci sono state manifestazioni per esprimere solidarietà ai migranti e contestare le politiche del premier Viktor Orban. Gli attivisti hanno anche raccolto firme per un referendum abrogativo delle misure decise da Orban mentre i manifestanti brandivano cartelli e slogan scandendo «non in mio nome» o «I rifugiati sono questione di solidarietà non una campagna politica»”.