Acido nella bottiglietta d’acqua del collega: assolta per vizio totale di mente

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Luglio 2019 13:35 | Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2019 13:43
Acido nella bottiglietta d'acqua del collega: assolta per vizio totale di mente

Acido nella bottiglietta d’acqua del collega: assolta per vizio totale di mente

MILANO  –  Assolta per vizio totale di mente: questa la sentenza nei confronti della donna di 53 anni, ex dipendente dell’Eni a San Donato Milanese (Milano), accusata di aver messo dell‘acido cloridrico nella bottiglietta d’acqua di un collega, poi ricoverato in ospedale.

Il giudice dell’udienza preliminare di Milano ha riconosciuto il vizio totale di mente della donna e ha disposto nei suoi confronti la misura di sicurezza per tre anni in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), un ex ospedale psichiatrico giudiziario.

L’imputata era stata arrestata nell’agosto 2018. Con la sentenza del gup l’accusa di tentato omicidio per la donna, che deve rispondere anche di stalking ai danni di una collega, è stata derubricata in lesioni pluriaggravate. Le motivazioni saranno rese note tra novanta giorni.

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La donna era stata già trasferita lo scorso gennaio presso la Rems di Castiglione delle Stiviere (Mantova). Ora il giudice, al termine del processo con rito abbreviato, dopo averla assolta per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti, sulla base di alcune consulenze effettuate nelle indagini e che hanno accertato il vizio totale di mente ha disposto che per tre anni dovrà rimanere nella struttura come misura di sicurezza. Una misura che al termine del periodo sarà rivalutata. 

L’episodio al centro dell’indagine era avvenuto lo scorso 28 agosto quando un dipendente dell’Eni, tornando dalla mensa dopo la pausa pranzo, aveva bevuto da una bottiglietta che aveva lasciato aperta sulla scrivania. L’uomo, 41 anni, aveva avvertito subito un bruciore fortissimo in bocca ed era stato portato in ospedale con una prognosi di 3 giorni.

La donna era anche accusata di stalking nei confronti del collega, perché lo avrebbe molestato con telefonate continue. Stalking che avrebbe compiuto anche ai danni di una collega sempre con telefonate, scritti anonimi e danneggiandole, tra l’altro, la porta di casa e la macchina con uno spray. In più, avrebbe imbrattato anche i bagni dell’ufficio a San Donato in cui lavorava. (Fonte: Ansa)