Violenza sessuale, ora le donne parlano: boom di denunce nel 2009

Pubblicato il 11 luglio 2010 16:01 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2010 16:14

Una recente campagna del Telefono Rosa contro la violenza sulle donne

Le denunce per violenza nel 2009 sono cresciute del 5% rispetto all’anno precedente e la stessa percentuale di aumento è già stata raggiunta nei soli primi sei mesi del 2010. Un aumento di denunce che non corrisponde necessariamente ad un maggior numero di violenze, ma che sarebbe il segnale della maggiore propensione delle donne a denunciare gli stupri, abbattendo così la reticenza che deriva dalla vergogna e dal dolore.

I dati li fornisce Telefono Rosa che il prossimo 28 luglio, a Roma, presenterà il bilancio 2009 della sua attività. ”Poichè in genere i ‘picchi’ si registrano ad agosto, settembre, ottobre e dicembre, riteniamo – spiega la presidente dell’associazione Gabriella Carnieri Moscatelli – che a fine 2010 la percentuale delle denunce supererà largamente quella dell’anno precedente”.

In aumento anche le denunce per stalking raccolte da Telefono Rosa: +4% nel 2009 rispetto al 2008 e nei primi sei mesi di quest’anno si è addirittura raggiunto un +12%. ”Certamente – ha commentato Gabriella Carnieri Moscatelli – questa impennata è anche conseguenza dell’entrata in vigore della legge sullo stalking, ma comunque il dato deve far riflettere”.

Dalla ricognizione fatta da Telefono Rosa emerge che chi denuncia di essere stata vittima di stalking è più decisa ad andare fino in fondo: lo fa il 90% delle donne che si rivolgono all’associazione. ”Finalmente – ha osservato la presidente di Telefono Rosa – le donne hanno capito che ci sono strumenti che possono aiutarle. La legge certamente si è rivelata utile, però ora accade che a fronte di così tante denunce si stanno allungando i tempi per gli interventi concreti e questo è un male”.

Gabriella Carnieri Moscatelli ha inoltre segnalato come siano in ascesa i casi di violenza legati a contatti avuti via internet: conoscenze attraverso social network o mail che spesso al primo appuntamento si trasformano in film dell’orrore. I centri antiviolenza che esistono sul territorio (a Roma se ne stanno aprendo di nuovi) funzionano, ma devono fare i conti con frequenti ritardi nei finanziamenti. ”I Comuni mettono a disposizione le risorse ma sovente queste arrivano con 60, 90 giorni di ritardo. Le pratiche devono andare comunque avanti e la situazione è oggettivamente pesante” ha stigmatizzato Gabriella Carnieri Moscatelli.