Iuc, sono 3 tasse: prima casa esente solo da una. La Tasi farà rimpiangere l’Imu

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 26 Novembre 2013 10:24 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2013 11:23
Iuc, sono 3 tasse: prima casa esente solo da una. La Tasi farà rimpiangere l'Imu

Iuc, sono 3 tasse: prima casa esente solo da una. La Tasi farà rimpiangere l’Imu

ROMA – Iuc, sono 3 tasse: prima casa esente solo da una. La Tasi farà rimpiangere l’Imu. “Imposta unica comunale”, acronimo Iuc, in realtà è composta da tre tasse, una patrimoniale (Imu, e vale solo sulle seconde case), una sui rifiuti (Tari che valeva e varrà per tutti), una sui servizi indivisi dei Comuni (Tasi, che rischia di surrogare, se non superare la vecchia Imu anche sulle prime case). E’ il faticosissimo punto di compromesso raggiunto dal Governo sulla tassazione immobiliare: da una parte l’esigenza politica di cancellare il tributo sulla prima casa, dall’altra la ragione dei numeri e delle disponibilità finanziarie limitate.

L’obiettivo è stato centrato? Teniamo a mente cosa dice in proposito Gianni Trovati sul Sole 24 Ore: “Iuc sembra nascere per allontanare il carico fiscale dall’abitazione principale, ma rischia di ottenere l’effetto opposto: soprattutto in quell’ampia fascia di Comuni, che fra l’altro abbraccia tutte le città, in cui l’aliquota dell’Imu per gli altri immobili ha già raggiunto il tetto del 10,6 per mille“.

Dunque bisognerà rimpiangere l’Imu sulla prima casa? Nel gioco delle aliquote, tetti alle aliquote, compensazioni e detrazioni, incrocio fra Tasi e Imu, alla fine è assai probabile che molte abitazioni principali pagheranno un conto più salato. Perché senza detrazioni, ad esempio, un bilocale da 90 mila euro di valore catastale cui venga imposta un’aliquota Tasi massima al 2,5 per mille, pagherebbe 225 euro contro i 160 della vecchia Imu (110 con un figlio).

Come è possibile? L’imposta unica comunale (che non è affatto unica perché somma più tributi  e comprende platee contributive diverse) avrà un tetto fissato al 10,6 per mille. I problemi nascono dall’incrocio fra Imu e Tasi, il tributo sui servizi indivisi, che ha la stessa base imponibile e parte dall’1 per mille. Il tetto del 10,6 per mille sugli immobili diversi dall’abitazione principale è più basso di quello immaginato nella prima versione della legge di stabilità (11,6 per mille). Il punto è che moltissimi Comuni, come abbiamo visto, l’aliquota patrimoniale sulle seconde case già l’hanno fissata al tetto massimo, togliendo di fatto posto alla Tasi (min. 1 per mille, max. 2,5 per mille). Quindi, la modulazione della Iuc che dovranno fare i sindaci è obbligata: o cancellano la Tasi (altamente improbabile) o abbassano l’Imu con il conseguente aumento delle aliquote Tasi.

Il risultato, si capisce, è a somma zero per le abitazioni diverse da quella principale. Ma per le prime case, l’aumento della Tasi (nel caso massimo al 2,5 per mille, che fra l’altro dal 2015 può aumentare) può significare, come nel caso del bilocale citrato sopra, una tassa maggiore della vecchia Imu, soprattutto perché le detrazioni (i 200 euro per tutti della vecchia Imu più i figli) che i sindaci possono autorizzare sono discrezionali e circoscritte (per legge) solo ad alcuni casi (parametri Isee, abitazioni dei single o di chi risiede più di sei mesi all’estero).