Jobs Act, il Referendum (che non c’è) mette in fibrillazione il PD: prevale il no ma piace a Elly Schlein

Jobs Act, il Referendum (che non c’è) mette in fibrillazione tutto il PD: prevale il no alla consultazione ventilata dalla Cgil che piace a Elly Schlein ma è osteggiata dalla minoranza

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 6 Settembre 2023 - 07:55
Jobs Act, il Referendum (che non c’è) mette in fibrillazione il PD: prevale il no ma piace a Elly Schlein

Jobs Act, il Referendum (che non c’è) mette in fibrillazione il PD: prevale il no ma piace a Elly Schlein

Jobs Act, il Referendum piace a Elly Schlein, la minoranza Pd non ne vuole sapere, Bonaccini dice che “è roba vecchia, di dieci anni fa”.

Morale: partito spaccato, confusione dilagante, le solite ambiguità. Il Referendum era stato ventilato dal leader Cgil Maurizio Landini e la segretaria dem il 30 agosto si era detta disponibile lasciando di stucco tutto il suo partito, amici e avversari.

Ora il Referendum  è in stallo, è immaginario. È il caso di ricordare che quel voto per essere centrato nel 2024, le firme – mezzo milione – dovrebbero essere raccolte entro il 30 settembre. Impossibile.  Sogno rinviato  (eventualmente) al 2025. Campa  cavallo.

Il Pd è entrato in uno stato di fibrillazione per niente. Altro regalo alla destra. Una turbolenza che non ci voleva. Il PD è finito con il trasformarsi in un bersaglio facile per i suoi competitor, Renziani in testa.

Dopo l’apertura mostrata dalla segretaria, Elly Schlein interpellata su una eventuale consultazione popolare sulla riforma del lavoro – varata dal governo Renzi, allora votata dalla maggioranza degli esponenti del Pd – ha detto:” I Dem devono seguire le iniziative della CGIL perché condividiamo i problemi sulla prevaricazione del lavoro in Italia”.

Poi ha aggiunto: ”Sono sempre stata contraria al Job Act fin da quando ero nel Pd (2015) ed è scoppiato un putiferio“.

Elly Schlein è comunque rimasta in una posizione ambigua: non ha abbracciato in pieno  l’eventuale campagna, ma anche non ha invitato i suoi a sostenerla. In queste ore Elly si limita a ribadire quello che da sempre è nel suo programma. Cioè: lotta al precariato e ai contratti pirata, avanti con il salario minimo.

L’OPPOSIZIONE INTERNA CRESCE

Ha cominciato il senatore Alessandro Alfieri, esponente della neonata minoranza di “ Energia Popolare”. Ha detto :” Il referendum sul Jobs Act è una battaglia di retroguardia. Dobbiamo guardare avanti. Parliamo di una riforma votata da tutto il PD, da Bersani a Franceschini, da Speranza a Orlando, da Boccia al relatore Damiano.
E’ un errore riproporre lo scontro tra renziani e anti -renziani; scontro che ha già fatto male. Io penso solo che si debba guardare avanti perché ci sono battaglie che ci incalzano sul precariato, sul salario minimo, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro riguardo ai quali, purtroppo, abbiamo assistito all’ennesima tragedia. Non vedo davvero perché impegnarci a guardare indietro”. 

LA LINEA DI BONACCINI, PRESIDENTE DEL PD

Il governatore della Emilia Romagna, nonché presidente del Pd, ha detto chiaro e tondo che contro il Jobs Act è una battaglia che non s’ha da fare. Molto meglio guardare all’avvenire che è uno soltanto: salario minimo.
L’asse Cgil-5Stelle non fa presa sul numero uno della regione che quella riforma l’aveva sostenuta, difesa, spiegata ai tempi del governo Renzi. Ora non ci sta a rimangiarsi la parola.
Bonaccini vuole tenere la barra dritta ma oltre al “ Niet” sul referendum si precipita a porgere la mano, pronto a sostenere la segretaria dell’estate militante, nella sua battaglia sui 9 euro all’ora minimi.
Ha detto dal palco della Festa dell’Unita’ di Reggio Emilia:” Ha senso parlare di una cosa di una decina di anni fa, rischiando di dividerci tra di noi? La nostra battaglia è sul salario minimo che è una battaglia popolare e non populista. E su questo è stata fatta una scelta giusta.”