De Falco-Schettino: “A bordo, cazzo!” Sembrava.. Napolitano a Berlusconi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 18 Gennaio 2012 14:10 | Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio 2012 14:10
Gregorio De Falco

Gregorio De Falco, il capitano della telefonata a Schettino

ROMA – “Get back on board for god’s sake!”, così i media americani hanno tradotto con un pizzico di pudore il nostro “vada a bordo cazzo!”. Quello stesso #vadaabordocazzo che è oggi tra gli hashtag più cliccati di twitter e che già viene stampato, a futura memoria, sulle t-shirt. Quello stesso “vada a bordo” momento più alto di una telefonata che tutti, volenti o nolenti, abbiamo sentito. Rilanciata da telegiornali, siti web, social network e quant’altro.

Quella telefonata che sembra a Jena una conversazione adatta anche ad altri due soggetti, “la telefonata tra l’ufficiale della capitaneria di Livorno e il capitano della Costa Concordia, sembra l’ultima telefonata tra Napolitano e Berlusconi” scrive su La Stampa.

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Lapresse)

L’accostamento è vincente e certamente divertente, l’immagine del Presidente Napolitano che dice al Cavaliere “vada a bordo cazzo” è perfetta. E anche il tono tentennante sembra confarsi alla perfezione al Berlusconi in difficoltà . Ma quella conversazione, a differenza di quella tra la capitaneria e la Costa Concordia, non c’è mai stata. E come traspare persino dalle parole del capitano Gregorio De Falco, troppa enfasi è stata messa addosso a questi due attori della tragedia del Giglio. Due uomini: uno ha fatto il suo dovere, l’altro probabilmente no. Senza bisogno di scomodare eroi e creare incarnazioni del male in un manicheismo tipico dell’opinione pubblica.

La magistratura lo dovrà accertare ma, ad oggi, appare chiaro che Schettino, il capitano della Costa Concordia, si sia comportato male. Sbagliando la rotta e portando la sua nave a scontrarsi su degli scogli noti a tutti per una bravata prima, minimizzando poi, e manifestandosi incapace di gestire una situazione d’emergenza infine. Nella telefonata tra Schettino e De Falco si vede chiaramente un uomo che di fronte al pericolo è stato vinto dalla paura, dal panico, e non è stato in grado di fare il suo dovere di comandante. Dall’altra parte del telefono De Falco, oggi fulgido eroe, che sa cosa si deve fare, e cerca d’imporsi. Ma lo fa, e non va dimenticato, da una sala controllo e non da una nave che affonda.

Schettino, se come sembra ha abbandonato la nave, si è dimostrato un uomo “piccolo”, Adriano Sofri su Repubblica lo dipinge come bambino a fronte di un De Falco adulto. Ma anche quando si è stati preparati tutta la vita per essere capaci di affrontare una situazione del genere, finché non la si vive non si può sapere come si reagirà. Al cinema, nell’emergenza, tutti tirano fuori il loro lato migliore e diventano eroi. Ma nella realtà non è così. Di fronte al pericolo molti di noi non si rivelano o non si rivelerebbero eroi, ma meschini. Siamo sicuri ad esempio che tutti cederebbero il posto in una scialuppa ad un bambino? Sarebbe giusto e doveroso, ma lo farebbero tutti?

Certo le colpe di Schettino sono molto più gravi perché non era lui passeggero ma responsabile di tutte le 4mila e passa vite che su quella nave si trovavano, comprese quelle spezzate. E non c’è nulla che possa giustificarlo. Ma questo non lo rende l’incarnazione del male, al massimo l’incarnazione della mediocrità umana comune a molti. Così come De Falco, bravo, bravissimo operatore e ufficiale. Ma un uomo che ha fatto il suo dovere e nulla di eroico.

Diceva Brecht “povero il popolo che ha bisogno di eroi”, ed aveva ragione. Tendiamo noi italiani a voler trovare sempre l’eroe. Anche se non siamo gli unici. Pochi giorni fa il mondo del calcio ha santificato un calciatore italiano che ha denunciato un tentativo di combine. Bravo anche lui, ma cosa ha fatto di speciale? Come scriveva in riferimento al calciatore del Gubbio Gramellini su La Stampa, arriveremo a premiare chi si ferma col rosso?

Ritornando alla giusta dimensione della cosa: cioè ad un uomo che ha fatto, bene, il suo lavoro ed un altro che invece ha dato il peggio di sé, affondando la nave che aveva il compito di governare e mettendo a rischio chi quella nave abitava, renderemo il corsivo di Jena ancor più aderente alla realtà.