Indonesia: l’eruzione del Merapi minaccia la visita di Obama

Pubblicato il 7 Novembre 2010 16:24 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2010 21:19

Minaccia di far saltare la visita in Indonesia del presidente americano Barack Obama l’eruzione del Merapi, il vulcano che da due settimane sta vomitando lava, lapilli e ceneri sull’isola di Giava e che ha già provocato 120 morti e oltre 200 mila sfollati.

A due giorni dall’arrivo del capo della Casa Bianca, impegnato in una lunga missione diplomatica in Asia, le autorità indonesiane sottolineano che il Merapi si trova a circa 600 chilometri dalla capitale Giakarta e che l’eruzione non può ostacolare in nessun modo l’Air Force One, l’aereo presidenziale.

Lo staff della Casa Bianca fa sapere tuttavia che la situazione viene seguita ”molto da vicino” anche se al momento non è stata ancora presa in considerazione l’ipotesi di riprogrammare il viaggio.

Obama ha già rinviato due volte una sua visita in Indonesia, paese dove ha trascorso parte della sua infanzia: lo scorso marzo fu costretto a rinunciare perché impegnato nella riforma sanitaria mentre a giugno il rinvio fu dovuto alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico.

Anche oggi le Tv indonesiano hanno mandato in onda le impressionanti immagini dell’eruzione, con il Merapi avvolto in dense nubi di cenere e le squadre di soccorritori che stanno battendo l’area attorno al vulcano in un paesaggio spettrale coperto da una polvere biancastra.

A causa dell’eruzione, alcune compagnie aeree hanno cancellato i loro voli per Giakarta ma le autorità sostengono che l’impatto dell’eruzione sul traffico aereo è pressoché nullo.

”A Giakarta finora sono stati cancellati solo quattro voli, oltre a un collegamento per Bandung e Yogjakarta, la città più prossima la vulcano”, ha detto un portavoce dell’aeroporto internazionale della capitale indonesiana.

Il Merapi ha già eruttato 50 milioni di metri cubi di materiale vulcanico, riversando sui villaggi vicini cenere e lapilli arrivati alla velocità di circa 100 km all’ora, con una temperatura di 450-600 gradi centigradi. Oltre 200 i feriti, molti dei quali con ustioni sul 95% del corpo.

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