Nomine Ue. “Italia incartata tra Mogherini la russa e Letta”, Il Fatto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Luglio 2014 13:04 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2014 13:04
Nomine Ue. "Italia incartata tra Mogherini la russa e Letta", Il Fatto

Nomine Ue. “Italia incartata tra Mogherini la russa e Letta”, Il Fatto

ROMA – Nomine Ue. “Italia incartata tra Mogherini la russa e Letta”, Il Fatto Quotidiano. Tentando un consuntivo parziale della partita interrotta sulle nomine Ue, Il Fatto Quotidiano individua i personaggi chiave dell’impasse (se ne riparla a fine agosto) che per il momento manda per aria il castello diplomatico messo su da Matteo Renzi: Federica Mogherini, candidata unica del premier a ministro degli Esteri europeo ma invisa al blocco dell’Est (una decina di paesi) e Enrico Letta, l’ex premier esautorato proprio da Renzi ma gradito se non sponsorizzato dalla Germania.

Mogherini la russa. Quale esempio di quella che a Est è considerata una eccessiva disponibilità del ministro Mogherini verso gli interessi di Mosca, Il Fatto cita la copertura entusiastica in Russia (Russia Beyond The Headlines) del viaggio dove è stata accolta da Putin in persona.

Il giornale è un inserto prodotto da Rossiyskaya Gazeta, non di certo ostile al Cremlino, e dunque le riflessioni di Putin sono facili da rintracciare. Da subito: “Il presidente ha auspicato che l’incontro rappresenti l’occasione per riportare i rapporti tra Mosca e l’Unione europea al livello di quelli tra l’Italia e la Russia”. Ci sono tante notizie in poche righe: evidenti da tempo, ma sempre notizie.

Roma non ha intaccato l’asse con Mosca, nonostante la sospensione di Putin per il G8 di Bruxelles, le sanzioni economiche e il fronte comune (o almeno teorico) contro le intromissioni in Ucraina. E ancora: la Mogherini non può “rappresentare un’occasione” perché ancora non rappresenta l’Europa. Ma Putin non ha sbagliato a decifrare i gradi, anzi: è consapevole che Mogherini ha compiuto un viaggio politico e non soltanto diplomatico, è andata in visita a Mosca (dopo una tappa a Kiev) da ministro degli Esteri di un governo che ha assunto da luglio la guida europea per il tradizionale semestre.

Il pezzo non fa riferimento ai gasdotti, al progetto “South Stream” che aggira il territorio ucraino, ma riporta la sintonia fra gli italiani e il ministro russo Sergej Lavrov e la gratitudine di Mogherini (che esordisce in lingua russa) nei confronti di un Putin così gentile da ricevere gli italiani di persona, senza mandare sottoposti: “La ringrazio doppiamente per l’opportunità di questo colloquio anche come rappresentante del paese che ha assunto la presidenza semestrale dell’Unione europea”. (Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano)

Enrico Letta piace alla Germania e alla destra, non a Renzi. E’ un ex primo ministro, apprezzato dalla Cancelliera Merkel e gode del favore politico più dei popolari che dei socialisti di cui pure fa parte. Senza considerare il rapporto complicato con Matteo Renzi che ne ha preso il posto a Palazzo Chigi con un blitz di Palazzo che ancora fa male.

Il ritorno di Letta, però, non è tra le prossime proiezioni dei socialisti. Il premier ha smentito questa ipotesi. Ieri è tornata in ballo perché l’ha (ri)svelata Elmar Brok, 68 anni, a Strasburgo da un quarto di secolo, consigliere politico di Angela Merkel: “Tutti sapevano da settimane che Letta avrebbe avuto buone possibilità se Renzi lo avesse proposto: adesso non saprei dire se ne possiede ancora”.

Brok è un esponente dei cristiano democratici (Cdu), conosce le trame europea: la sua è un’interpretazione corretta, nulla di più. Proprio perché Renzi, che si circonda di gente fidata, non può consegnare una poltrona di prestigio a un quasi coetaneo che deve ancora smaltire il ruvido sfratto da palazzo Chigi.
Il particolare bizzarro è che Letta sia spinto più dai centristi (o da destra) che dai socialisti. A Renzi, di Enrico, parlò bene anche il conservatore David Cameron a Londra, tre mesi fa. (Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano)