Colloquio con stressed interview: ti provoco, se non ti arrabbi ti assumo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Novembre 2013 9:03 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2013 9:11
Colloquio con stressed interview: ti procovo, se non ti arrabbi non ti assumo

Colloquio con stressed interview: ti procovo, se non ti arrabbi non ti assumo

ROMA – Ti provoco e se non ti arrabbi ti assumo. Al colloquio di lavoro arriva per i candidati lo stress test. Recruiter dai toni scortesi che cercano di far arrabbiare il candidato per vedere come reagisce allo stress e alle eventuali situazioni ostili del potenziale ambiente di lavoro futuro.

Anna Martellato su La Stampa spiega che un’indagine condotta dal Servizio Placement dell’Università Ca’ Foscari di Venezia mostra come sempre più aziende, a livello internazionale, optino per le “stressed interview“, cioè colloqui di lavoro “scortesi” per testare la reazione del futuro dipendente, se saprà mantenere la calma:

“Chi ricorre alla stressed interview è il 21% delle aziende, in alternativa o insieme alla classica prova individuale o di gruppo su un caso aziendale (32%), un test di personalità (26%), un test di logica (21%), o il colloquio in una lingua straniera (21%)”.

Curriculum vitae, lettera di presentazione e colloquio: questi i tre momenti analizzati dall’indagine, spiega la Martellato, che ribadisce l’importanza dell’autorizzazione al trattamento dei dati personali:

“Attenzione, è più importante che scrivere il percorso di studio e gli esami sostenuti: lo dice il 71% delle aziende contro il 51% che ritiene invece non debba mancare nel curriculum iter di studio ed esami. Tirate fuori dal cassetto le autorizzazioni linguistiche: sono significative per il 63% delle aziende”.

A vostro favore poi giocherazzno

“esperienze extracurriculari (77%), un periodo di studio o lavoro all’estero (77%) e un voto di laurea superiore a 105: è considerato un elemento importante”.

Le virtù più apprezzate sono poi le “classiche”:

“la flessibilità (adattarsi a diversi contesti e mansioni), il problem solving (la soluzione più efficace a imprevisti) e le competenze comunicativo-relazionali (evitate di lavorare come un automa, ma entrate in empatia con gli altri colleghi)”.

E anche la lettera di presentazione è molto importante:

“oltre la metà delle aziende ha dichiarato di leggerla sempre. Caratteristiche apprezzate: sinteticità, matching tra le vostre competenze e quelle richieste, conoscenza dell’azienda”.

Ma esistono anche gli errori e i peggiori li elenca la Martellato:

“Gli errori peggiori? Non conoscere l’azienda, rispondere a monosillabi e vestirsi trasandati (l’abito fa il monaco, qualche volta). Prima di uscire di casa per affrontare il vostro colloquio non dimenticate di prepararvi a rispondere a tre domande: ’quali sono i suoi punti di forza e di debolezza’, ’perché si è candidato per la nostra azienda’ e ’mi parli del suo percorso universitario”: in una stressed interview (o meno) non mancano mai. E ricordate: qualsiasi cosa accada, restate calmi”.