Matrimonio a prima vista, Sara e Stefano sposi in tv ma il tribunale dice no all’annullamento

di Daniela Lauria
Pubblicato il 13 Giugno 2019 11:52 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2019 11:52
Matrimonio a prima vista, Sara e Stefano sposi in tv ma il tribunale dice no all'annullamento

Matrimonio a prima vista, Sara e Stefano sposi in tv ma il tribunale dice no all’annullamento

ROMA – A novembre 2016 si sono sposati a prima vista. Così prevedeva il reality di Sky cui hanno preso parte, nel quale coppie di perfetti sconosciuti accettano di sposarsi e vivere tre mesi sotto l’occhio delle telecamere. Così Stefano Soban e Sara Wilma Milani, si sono infilati in un vero e proprio garbuglio legale. Quelle nozze, nate per scommessa, si sono trasformate in una gabbia dalla quale è impossibile uscire. Da allora, sono passati tre anni, i due tentano invano di separarsi ma il tribunale ha negato loro l’annullamento. 

La storia comincia, appunto nel 2016, quando Stefano, 41 anni, titolare di una gelateria ad Alessandria e Sara, 39, cantante di Abbiategrasso, partecipano alla seconda edizione di “Matrimonio a prima vista”. Firmano un contratto, che prevede una penale di 100 mila euro se abbandonano lo show prima del fatidico sì. Lo stesso contratto però offre loro la possibilità di divorziare entro sei mesi dalle nozze, pagando tutte le spese legali. 

Tempo qualche mese, e comunque entro il periodo di prova stabilito dal contratto tv, la coppia scoppia e decide di avviare le pratiche di separazione. Sara va in Comune, ad Abbiategrasso, ma scopre che la data e il luogo del matrimonio sono sbagliati. Invece del 21 è registrato il 30 novembre, non a Chiaravalle, ma un Comune in provincia di Potenza. Il funzionario, quindi, le spiega che non è possibile avviare la separazione.

Sara e Stefano decidono quindi di rivolgersi al tribunale di Pavia per chiedere l’annullamento delle nozze. Come motivazione adducono la penale che ha reso la loro scelta di sposarsi non libera. Ma il tribunale respinge la richiesta: nessuno li ha costretti a firmare quel contratto, è il ragionamento del giudice. Ora stanno valutando il ricorso in appello. (fonte: Corriere)