Lo sciopero non paga, il sindacato scopre cos’è trattare contro la “pistola puntata”

di Sergio Carli
Pubblicato il 13 Maggio 2015 12:13 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2015 12:14
(foto Ansa)

(foto Ansa)

ROMA – Quella in Italia oggi è una “finta democrazia: ci fanno trattare con una pistola puntata alla tempia”. Così Luisa Grion su Repubblica sintetizza l’urlo di Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, dopo l’incontro di lunedì 12 maggio a Palazzo Chigi sulla riforma della scuola: “Stanno cercando di farci perdere tempo: vogliono superare la scadenza delle elezioni regionali per poi puntarci la pistola alla tempia”.

Per anni i sindacati hanno usato dell’arma dello sciopero come strumento di dissuasione e persuasione. Ne hanno anche abusato: l’italia è stata per anni il paradiso degli scioperi, si scioperava anche per i bombardamenti in Vietnam, dall’altra parte del mondo.
Il fatto che lo sciopero sia un diritto garantito dalla Costituzione (certe categorie non ne pagavano nemmeno il prezzo, sia perché il risparmio sulle tasse assorbiva il costo sia perché aziende e enti pubblici non facevano la trattenuta per cui scioperare era quasi gratis non ne modifica la natura: è un atto violento, il cui esercizio è consentito dalla legge, come la legittima difesa.

Ma l’arma puntata sul ladro per dissuaderlo dalla rapina concettualmente vale lo sciopero puntato contro il padrone per dissuaderlo da un atteggiamento evidentemente ostile verso i lavoratori.

Sono parole ardue, ma sono la realtà. Un po’ di realismo non fa male. Ora che la ruota in parte ha girato, lo sciopero paga solo per poche categorie in grado di causare danni effettivi alla comunità, come i trasporti e per la maggior pare dei lavoratori si rivela sempre più un’arma senza proiettili. Scioperano gli insegnanti? Gli studenti sono felici? Non fanno gli scrutini? Prima o poi dovranno farli e per i giovani se i quadri escono dopo le vacanze è ancor meglio.

Ora al Governo c’è gente cresciuta nel post 68, quando molti valori sono stati stravolti con l’adesione festante di molta sinistra. Non hanno molto rispetto per prelibatezze come quelle in voga nel dopoguerra. Conoscono il gioco duro, la grammatica dei cortei e la sintassi della prepotenza. Perché lamentarsi se ora l’arma di cui hai abusato te la girano contro?