Cronaca Mondo

Rowdha Yousef contro la libertà delle donne: “Il mio tutore sa che cosa è meglio per me”

Donna saudita

In Arabia Saudita ci sono donne che si ostinano a chiedere il diritto di guidare, che pretendono di scegliere se indossare il velo o di svolgere un lavoro senza permesso di un parente maschio. Ma qualcuno dice “no”. Non si può fare. È giusto che sia l’uomo a decidere per loro. Così come è sempre stato e sempre sarà. Sin qui niente di nuovo. La notizia dal sapore aspro è che dirlo non è un misogino. Non è un maschilista. Non è un neanche un uomo. A dirlo e a battersi per le proprie posizioni è una donna,  una vera “pasionaria del velo” come titola Italia Oggi, di nome  Rowdha Yousef.

Trentanove anni, divorziata e madre di tre figli, Rowdha è una donna alta, bella e sicura di sé. Il suo attaccamento alla religione e ai valori conservatori sauditi non le impediscono di indossare preziosi sandali con il tacco a spillo che la rendono ancora più austera e affascinante. Strano ma velo,  se è consentito giocare con le parole in contesti così seri. La preoccupazione della Yousef nasce ormai due anni fa, dopo aver notato un’ inquietante tendenza fra le sue connazionali: le donne saudite stavano cominciando a organizzare campagne per una maggiore libertà personale.

Inaccettabile e scandaloso. L’ultima goccia è arrivata l’estate scorsa, quando Wajeha Al-Huwaider, un’ attivista femminista della provincia orientale dell’Arabia Saudita, ha voluto attraversare il confine con il Bahrain, con in mano solo il suo passaporto. Senza un accompagnatore di sesso maschile al suo fianco. Né un suo permesso scritto. Audace. Sfidare la legge vigente che impedisce a una donna da sola di spostarsi liberamente tra un territorio e l’altro del Paese, ha fatto in poco tempo di Wajeha Al-Huwaider una paladina del gentil sesso, ma non le ha ancora permesso di ottenere dei risultati. Anzi: il gesto le costato svariate minacce di morte.

Wajeha Al-Huwaider

La signora Yousef , con l’appoggio di altre 15 donne e (non prima di avere chiesto il permesso al proprio “guardiano”, con grande probabilità),  ha dato inizio a una campagna dal nome alquanto significativo: “Il mio tutore sa che cosa è meglio per me”. Nell’arco di appena due mesi, è riuscita a raccogliere oltre 5400 firme per una petizione: respingere le domande “degli ignoranti che incitano alla libertà” e ha perfino lanciato la proposta di punizioni per chi osi pretendere la parità  tra uomini e donne o la condivisione degli stessi spazi sociali.

Attivisti come la Signora Huwaider, sostiene con fermezza La signora Yousef , sono sensibili alle influenze straniere a causa di problemi personali con gli uomini: «Se lei sta soffrendo a causa del suo tutore, può andare in un tribunale della Sharia, che potrebbe eliminare la responsabilità dell’uomo in questione su di lei  ed effettuare  il trasferimento a qualcuno che si dimostri più affidabile».

Sarà davvero convinta, una donna così intelligente e attivista, dai modi inspiegabilmente occidentali, come Rowdha Yousef, che l’uomo e soltanto l’uomo possa governare e decidere per le “proprie” donne?

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