Donne d’Impresa: intervista a Claudia Parzani, Presidente della  Borsa Italiana: la parità di genere è lontana

Donne d’Impresa: intervista a Claudia Parzani, una Signora Presidente della  Borsa Italiana: la parità di genere è lontana

di Orietta Malvisi Moretti
Pubblicato il 23 Luglio 2023 - 13:21
Donne d’Impresa: intervista a Claudia Parzani, una Signora Presidente della  Borsa Italiana: la parità di genere è lontana.

Donne d’Impresa: intervista a Claudia Parzani, una Signora Presidente della  Borsa Italiana: la parità di genere è lontana.

Donne d’Impresa: Claudia Parzani, Presidente della  Borsa Italiana. 

Claudia Parzani, laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, è anche vicepresidente del Sole 24 Ore. Esperta in materie societarie, ha curato a livello apicale numerose e complesse operazioni straordinarie che l’hanno vista impegnata anche con i principali Gruppi Bancari.

Il nostro in Italia  – sostiene – è sempre stato un sistema bancocentrico, ma in un contesto in continua evoluzione, come quello attuale, le imprese hanno bisogno di poter disporre di diverse soluzioni. Per questo Claudia Parzani, che ha un’ampia visione sulla finanza, afferma  che la Borsa è il vero ponte che unisce mercati e aziende e si dice orgogliosa perché una grande Borsa rappresenta un grande Paese.

Quotarsi in Borsa – aggiunge  – significa  crescere. E fortunatamente –l’iter della Borsa oggi è quello della “semplificazione.”  Ci sono state aziende entrate ed uscite dalla Borsa, ma solitamente sempre dopo aver fatto un grossissimo e importante lavoro. Oggi si deve fare “educazione finanziaria” alle imprese creando più consapevolezza.

Claudia Parzani è entusiasta di tante startup innovative che, secondo lei, rappresentano un vero futuro. A proposito di “cambio generazionale”,  cita molte aziende che si perdono in Italia perché, purtroppo, si vendono le quote, anziché quotarsi in Borsa e trovare, ad esempio, adeguati partner internazionali per crescere. Ogni azienda – conclude nella sua relazione – si dovrebbe chiedere: qual è il suo posto nel mondo? Perché oggi il mondo è cambiato,  e non è più l’esperienza che dà competenza: ora c’è un linguaggio innovativo fra le aziende e vanno allungati i tavoli per lavorare in squadra e crescere insieme. Le abbiamo chiesto: 

Figlia di imprenditori, ma anche madre di tre figlie.  Come ha fatto a conciliare la famiglia, la carriera e il mondo delle imprese? 

L’ingrediente magico è stata la passione per tutto quello che ho fatto e per le sfide che ho sempre accolto, con coraggio e voglia di lasciare un segno. Ho cercato di dedicare alle mie figlie tempo di qualità e di valore, essendo presente e solo per loro nei momenti che ho ritagliato per noi. Forse mi sono persa qualche recita di Natale, i compleanni delle amichette o qualche festa di fine anno ma non sono stata una mamma assente e ho insegnato alle mie figlie a vedere le cose da diverse prospettive e a vedere il lato positivo in tutte le situazioni. Ricordo ancora quella volta in cui la mia figlia più piccola mi rimproverò di non essere andata alla festa della sua amichetta dove erano presenti tutte le altre mamme…E allora promisi che le avrei accompagnate a ogni festa, che avrei mangiato pizzette e patatine con loro e che non ci saremmo separate mai più…Però loro sarebbero dovute venire con me in ufficio, in riunione, stando in silenzio per tutto il tempo. Avremmo alternato feste e riunioni, sempre insieme. E fu allora che la seconda disse: “mamma non ti preoccupare: lavora tranquilla, noi alle feste possiamo andare da sole”.

Oggi in Italia, con una premier donna riusciremo davvero ad arrivare ad una famosa e tanto auspicata “parità di genere”?

È sicuramente un passo importante perché è fondamentale che le giovani ragazze abbiano modelli a cui ispirarsi, donne che con il loro ruolo, la posizione che ricoprono rappresentino l’esempio concreto che i soffitti di cristallo si possono rompere e che i sogni si possono realizzare.

Ma fino a quando la nomina di una donna in una posizione di vertice farà notizia saremo lontani dall’aver raggiunto la vera parità di genere, che richiede una visione di sistema, politiche che liberino il tempo delle donne, investimenti nelle infrastrutture sociali che trasformino l’organizzazione sociale. Dobbiamo lavorare soprattutto sulla cultura per superare gli stereotipi di genere, incoraggiando un cambiamento attraverso la promozione di nuovi modelli di riferimento maschili e femminili, cambiando la percezione del ruolo della donna nell’economia e nella società.

Secondo lei, cosa possiamo fare concretamente per sostenere le donne nel loro percorso di crescita anche culturale, in quei Paesi laddove sono purtroppo private di ogni libertà? 

Serve parlarne, condividere storie, testimonianze e articoli, commuoversi e indignarsi perché la situazione di queste donne non venga ignorata. Sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere campagne a supporto dei diritti di queste donne. Importanti poi i corridoi umanitari che possiamo aprire per accogliere le donne rifugiate che chiedono asilo all’estero. Come Special Friend di UNHCR Italia mi sono fatta promotrice della campagna DAFI per finanziare gli studi di studentesse e studenti rifugiati. Dare alle giovani ragazze rifugiate provenienti da Paesi che le privano di ogni libertà la possibilità di imparare, studiare e avere accesso a percorsi di istruzione e inserimento lavorativo è un passo importante e qualcosa che può contribuire a realizzare i loro sogni. 

Lei sostiene l’importanza del “talento al femminile” di tante nuove startup high tech che potrebbero rappresentare un vero futuro.  Quali i prossimi step per aiutare a crescere queste belle iniziative?

Dobbiamo continuare a investire per incrementare il coinvolgimento delle giovani ragazze su innovazione tecnologica e transizione digitale, lavorare per una formazione adeguata che vada incontro alle nuove esigenze del mercato del lavoro con programmi di upskilling e reskilling. Abbiamo ancora troppe poche laureate nelle materie STEM dove maggiori sono le opportunità di occupazione e di avanzare nella carriera. Dobbiamo incentivare la scelta di questi percorsi di studio da parte delle giovani ragazze.

Se non fosse diventata la “Signora della Borsa Italiana” quale potrebbe essere stato l’altro suo percorso di vita e di lavoro? 

Ho pianificato poco nel mio percorso professionale, scegliendo mano a mano le cose si trovavano innanzi a me; non voglio dire di non essere stata ambiziosa, ma sono certa di aver sempre scelto quello che mi faceva stare bene e mi piaceva. Ho sempre fatto di tutto per dare il meglio di me in ogni ruolo ricoperto, ci ho messo il massimo impegno e ho provato sempre a divertirmi dove ero e con quello che stavo facendo. Le opportunità, come quella della Presidenza di Borsa Italiana, si sono poi presentate e sono sempre stata pronta ad accettarle, mettendoci tutta la mia energia e il mio impegno.

Fra le sue passioni ed iniziative molti i temi sociali.  Potrebbe definirsi quindi un “avvocato con una passione per il sociale”?

Nel mio percorso professionale e personale ho sempre cercato di combinare il mondo del business con quello del sociale, ho cercato di utilizzare le mie competenze e il mio ruolo per provare a promuovere un cambiamento positivo.  Mi piace impegnarmi in progetti che possano avere un impatto sociale, utilizzare la mia posizione per sostenere il mondo del sociale. Con l’idea di lasciare un mondo migliore.