Soldi ai partiti, ma chi glieli dà? L’Inoptato! Letta e Grillo, bugie ed errori

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 3 Giugno 2013 14:23 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 14:39
enrico letta

Enrico Letta (LaPresse)

ROMA – E’ ormai un modo di vivere e parlarci tra noi ineluttabile e in fondo accettato, quasi fosse un mitologico e perverso destino: ci trattano, ci facciamo trattare, ci trattiamo tra noi e ci stiamo a farci trattare come bambini capricciosi in grado certo di volere ma di intendere proprio no. E’ successo ancora, succede con il disegno di legge sui soldi pubblici ai partiti. Concepito, pensato, calibrato per assecondare un capriccio oggi fortissimo della pubblica opinione e per fare con la pubblica opinione come si fa, sbagliando, con i bambini capricciosissimi: si finge di dargliela vinta e non gli si spiega nulla partendo dall’idea che non possono, non vogliono capire e mai e poi mai potranno intendere e comportarsi come piccoli adulti.

Partiamo dal “capriccio”. E’ ingenua, anzi francamente ignorante della storia politica passata e contemporanea, l’idea che, mostrando alla “gente” che i partiti e la politica prendono meno soldi pubblici, financo niente soldi pubblici, la “gente” sia per questo soddisfatta e placata. La prova che si tratta di una ingenuità politica, storica e culturale? Non c’è bisogno di cercarla tra i libri, bastano i più plebei giornali: dal 2012 al 2013 i partiti politici e la politica hanno tagliato di circa un terzo la quantità di soldi pubblici che incassavano? Risultano ridotti di un terzo, di un quarto, di un quinto, di un millesimo l’astio della “gente” verso i partito politici e la voglia di metterli alla gogna, alla fame, al pubblico ludibrio se non al pubblico patibolo? No, le decine e decine di milioni di euro in meno alla politica non hanno fatto un baffo alla “gente”. Neanche se ne è accorta la “gente”. E se domandi in giro vedrai che la “gente” diffida sia vera la riduzione, anzi non ci crede. E comunque, anche fosse vera la riduzione, questa non vale nulla sul mercato della stima e fiducia.

Perché va così? Va così perché in Italia i partiti e la politica si sono ingozzati oltre ogni decenza: 10 miliardi di euro in venti anni circa. Va così però anche perché di fronte a “gente” che crede, giura e testimonia che due più due fa…dieci. Di fronte a “gente” che ti dice che questo calcolo è “matematico”, di fronte alla convinzione di massa secondo la quale se levi i soldi ai politici e alla politica allora trovi i soldi per togliere le tasse, aumentare le pensioni, assumere i precari e i disoccupati…Di fronte a questo a nulla vale diminuire i soldi alla politica, porre fine all’ingordigia e all’ingozzo. Non varrebbe a nulla neanche eliminare, abolire l’arrivo di anche un solo euro pubblico ai partiti. La “gente” che ha ormai come articolo di fede il miracolo del miliardo di euro (costo sovra stimato di tutta la politica) che diventa e si moltiplica per cento e per mille (quelli che mancano al sistema economico e alla società tutta) non rinuncia al sogno e all’alibi del “tutta colpa dei politici”. Neanche per tutto il miliardo di euro.

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Il “capriccio” è quello indotto dal pessimo e prolungato esempio dei ceti dirigenti, quello politico in primis ma non solo. Decenni di arraffa senza pudore e limite. Arraffa spudorato e arrogante. Prepotente e smisurato. accompagnato d una costante chiamata a far parte, collaborare, entrare in banda. Al pessimo e prolungato esempio, alla pedagogia del chi non prende i soldi pubblici è uno scemo o uno sfigato, si è aggiunta la pedagogia auto assolutoria della “gente”: leva i soldi ai politici e alla politica e saremo giusti e felici. Ora Enrico Letta e il suo governo hanno deciso di assecondare il “capriccio”. Sbagliando due volte e infilando una serie di bugie atte a tener buono il bambino capriccioso. Che non si metterà buono. Nonostante le bugie.

Eccole le bugie. Non è vero, non è assolutamente vero che il finanziamento pubblico ai partiti viene “abolito”. L’articolo uno del disegno di legge che usa questa parola “abolizione” è bugiardo fin nell’anagrafe. Abolizione vuol dire niente, stop, fine. Invece soldi pubblici ai partiti secondo la nuova legge dovranno continuare ad arrivare. In altra forma, ma non c’è nessuna “abolizione”. I soldi continueranno ad arrivare sotto formi di soldi del fisco che vanno ai partiti (due per mille, sgravi sulle donazioni, servizi pubblici)

Altra bugia: l’abolizione, qui, oggi e subito. Di riduzione e trasformazione del finanziamento pubblico ai partiti se ne parla, se va bene, nel 2017.

E la bugia peggiore di tutte: il finanziamento resta e resta in buona misura obbligato e obbligatorio. C’è in Italia un contorto meccanismo fiscale che fa in modo che se io non voglio finanziare una Chiesa con l’otto per mille delle tasse che pago di fatto non posso farlo. Se non indico a chi va l’otto per mille, il “mio” otto per mille, comunque il “mio” otto per mille viene diviso in proporzione a quelli che una scelta l’hanno fatta. Per essere più chiari: la Chiesa cattolica raccoglie una quota esplicita di destinazioni e altrettanto fanno le altre Chiese e lo Stato. Una quota non indifferente, tra il 30 e il 40%, resta “inoptata”, cioè senza opzione esplicita di destinazione. I titolari di quel 30% dell’otto per mille non vogliono dare soldi a nessuno. Allora Chiese e Stato si dividono il settanta per cento secondo indicazione dei contribuenti? No, si dividono anche il restante 30 per cento secondo la “forza” rispettiva che hanno nel 70%. Vanno a loro in maniera obbligata anche i soldi di non voleva il suo otto per mille non andasse a nessuno. Questo meccanismo contorto e che torce il braccio del contribuente fingendo di lasciarlo libero di scegliere, questo meccanismo è stato copiato pari pari per il due per mille a favore dei partiti.

Scusi, lei italiano a quale partito politico vuole destinare il due per mille delle sue tasse? Libero di indicarne uno. Meno libero, anzi per niente libero di indicarne nessuno. Se dici nessuno in sede di dichiarazione dei redditi, comunque i partiti si dividono il “tuo” due per mille. C’è da capirli i partiti e la politica: fosse libera, tutta libera la scelta, chi glieli dà oggi i soldi ai partiti politici? Nessuno. Quindi a darglieli deve essere l’Inoptato, altrimenti i partiti e la politica muoiono. Ma allora era più utile, coraggioso, adulto e meno ipocrita dire le cose come stanno. E le cose stanno che una quota ridotta e controllata di soldi pubblici all’attività politica non a caso c’è ed è prevista in tutti i paesi civili e la cui gente non sia posseduta dal “capriccio”. Pochi soldi, sotto controllo. ma non niente soldi perché altrimenti la politica non è che non c’è, c’è sempre. Altrimenti la politica se la comprano chi i soldi ce li ha. Non si è avuto il coraggio della verità, la franchezza della realtà, il governo ha fieramente scelto di assecondare il “capriccio” e di salvare capra e cavoli con un cestone di bugie.

Allora ha ragione Grillo? Quando parla di “legge truffa” stavolta esagera ma ha ragione. Peccato che lui e M5S siano tra i più attenti cultori di un altro “capriccio” non nuovo alla storia. Come ha lucidamente più volte spiegato e mostrato, Grillo non vuole partiti e politica che non si ingozzano e non rubano più. Grillo non vuole più partiti, gli sembra la soluzione migliore, l’unica reale. L’h scritto nei libri, lo recita ogni sera, lo predica ogni giorno. Grillo vuole l’abolizione dei partiti non del loro finanziamento pubblico. Dei partiti, compreso il suo. Quindi o le bugie di Letta-Alfano o l’errore/orrore di Grillo (la storia insegna come questo errore spesso incubi l’orrore successivo). Un modesto, normale, limitato, controllato acquisto con pubblico denaro del diritto collettivo a far politica…no, questo no. Questo nel menù non c’è. Per bambini capricciosi, isterici, prepotenti, blanditi e presi in giro questo è un giocattolo, un trastullo non previsto.