Muore di auto 1 bimbo ogni 9 giorni. A scuola a piedi mission impossible

di Riccardo Galli
Pubblicato il 12 Gennaio 2012 14:59 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2012 15:38

Lapresse

ROMA – Nel 2007 ne sono morti 31. Ventisette l’anno dopo e 32 nel 2009, 41 nel 2010. Sono i bambini di età tra 0 e 5 anni vittime di incidenti stradali. E i feriti si contano nella misura di alcune migliaia: 5100 nel 2007 e 2008, 6300 nel 2009 e 6400 nel 2010. Negli ultimi 10 anni poi, i pedoni morti a causa di incidenti stradali sono 8mila. Le due storie di bambini investiti e uccisi negli ultimi due giorni davanti alle loro scuole, hanno riportato l’attenzione su questi numeri. Numeri che difficilmente potranno essere portati a zero, ma che certo bisogna cercare di limare.

Le soluzioni per cercare di “mettere in sicurezza” l’arrivo a scuola dei più piccoli, il momento in cui scendono dall’auto dei genitori e sia avviano al portone della scuola, sono le più disparate. C’è chi ha provato a imporre limiti di velocità molto bassi in prossimità delle scuole, 30 km/h, ma il limite, ha rivelato un’indagine di Quattroruote, veniva infranto dall’85% degli automobilisti, cioè tutti. C’è chi ha provato a pedonalizzare a tempo le vie di accesso alle scuole, fattibile in certe realtà ma improponibile in altre. Pensate se venisse chiuso il lungotevere a Roma nell’orario di entrata e uscita dalle scuole, sarebbe il caos.

Altri hanno pensato alle barre di rallentamento per obbligare gli automobilisti a rallentare, ma le barre hanno la controindicazione di intralciare anche i mezzi di soccorso. O ancora alcuni hanno introdotto il “piedi bus”: una carovana di bambini, accompagnati da due adulti, che in fila lungo un percorso prestabilito si recano a scuola. Abbassa il numero di auto in circolazione sì, ma è forse più pericoloso del problema stesso esponendo i piccoli ai rischi del traffico con “soli” quattro occhi che li controllano.

Spazio alla fantasia dunque ma il problema, paradossalmente, è che il problema è irrisolvibile. A meno di non cambiare la testa e le abitudini degli italiani. Italiani che in massa portano i loro figli a scuola in auto, vuoi per pigrizia, vuoi per fretta, vuoi per mancanza di alternative, tutti o quasi ricorrono all’auto privata. E quindi caos, traffico e disordine che si traducono, ovviamente, in maggiori rischi di fronte alle scuole dove, all’entrata e all’uscita, si presentano decine o centinaia di auto di genitori che devono parcheggiare, caricare e/o scaricare il pargolo, di corsa perché pressati dai tempi.

Siamo il paese con uno dei più alti numeri di auto circolanti rapportato alla popolazione, e il nostro sistema di trasporto pubblico non è certo tra i migliori al mondo. Che una tale mole di macchine in circolazione comporti un tasso di incidenti è, purtroppo, fisiologico. Non possono essere eliminati del tutto. Ma i numeri, tra l’altro in crescita, segnalano che qualcosa va fatto, o almeno andrebbe fatto. Le aree pedonali, i rallentatori, sono palliativi, soluzioni locali. Il problema a monte, il traffico, il congestionamento delle città, difficilmente potrà essere sradicato, in quanto parte della nostra vita di tutti i giorni. Certo quelle soluzioni locali in determinate realtà saranno anche efficacissime, ma probabilmente non esportabili. A meno di non decidere che l’auto va usata poco, il meno possibile. Dove non hanno potuto gli italiani, forse potrà il caro benzina.