Che farà Mario Monti? “Io unico garante: prima e dopo di me, Paese umiliato…”

Pubblicato il 12 luglio 2012 13:52 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2012 13:53
mario monti

Mario Monti

ROMA – Sfilato il loden da borghese e infilato l’elmetto da soldato, Mario Monti si prepara ad affrontare il “percorso di guerra” da lui stesso evocato di fronte all’assemblea dei banchieri (Abi). Il cambio di stagione e di metafore è utile a diradare un po’ il mistero del futuro del premier, un altro indizio che alla scadenza elettorale delle politiche 2013 non ci saranno i titoli di coda al film del suo governo. Dal loden all’elmetto è una felice sintesi de Il Manifesto di giovedì 12 luglio, la fase due del Professore. Intanto, la descrizione del paesaggio della crisi da parte del presidente del Consiglio assume sempre più i toni di tregenda che non a caso spaventano ogni possibile interlocutore. I partiti, in primis, ammoniti del fatto che la situazione non cambia, che non gli venga in mente di mettere in discussione tagli e sacrifici. I governatori delle regioni si sono sentiti ripetere la formula preferita da Tremonti: “I saldi non si toccano”. Arrangiatevi insomma.

Ma gli indizi non finiscono all’elmetto. La fase 2 si apre con la promozione di Vittorio Grilli a ministro dell’Economia. Monti si tiene libero per le sue sue sortite all’estero come “garante” della credibilità italiana. Quindi Bruxelles, Francoforte ma anche la Silicon Valley californiana per convincere i campioni dell’hi-tech mondiale a fidarsi dell’Italia. In Italia il primo ministro si spende più che altro per dire come stavamo messi male prima, e come staremmo messi male dopo. Senza Monti, ovvio. A cos’altro è servito l’accenno al G20 del novembre scorso a Cannes? Ha ricordato Monti, apertis verbis, che Berlusconi “fu sottoposto a una pressione prossima all’umiliazione” perché ci fu “un tentativo di far cedere all’Italia buona parte della sua sovranità”. Senza di me, è il retropensiero nemmeno tanto implicito, quella è la nostra posizione, umiliati e commissariati. Che poi, una volta votato il fiscal compact, parlare di continuità e discontinuità (il dibattito nel Pd per esempio), diventerebbe solo pura accademia. Fiscal compact è il sinonimo più appropriato di “percorso di guerra”.