Pkk, Ocalan dal carcere: “Giù le armi. Negoziate con Turchia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Marzo 2015 9:43 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2015 9:43
Pkk, Ocalan dal carcere: "Giù le armi. Negoziate con Turchia"

Abdullah Ocalan

ANKARA – Forse una svolta decisiva nel sanguinoso conflitto del Kurdistan turco, 40mila morti in 30 anni: il leader storico del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) Abdullah Ocalan ha lanciato dall’isola carcere di Imrali, dove sconta un condanna all‘ergastolo, un appello ai ribelli curdi perché depongano le armi e aprano un negoziato di pace diretto con il governo di Ankara.

“Invito il Pkk a convocare un congresso in primavera per prendere questa decisione storica e strategica sulla base della rinuncia alla lotta armata”, ha scritto Ocalan in un messaggio letto a Istanbul dal leader del partito legale curdo Hdp Sirri Sureyya Onder in una conferenza stampa congiunta con esponenti del governo. Accanto a lui, altro fatto ‘storico’, il vicepremier Yalcin Akdogan, molto vicino al presidente islamico Recep Tayyip Erdogan, e il ministro degli Interni Efkan Ala. Onder ha chiesto a “tutti i partiti democratici di appoggiare questa soluzione politica”: la Turchia, ha detto, “è più vicina che mai alla pace”.

L’appello di Ocalan arriva dopo mesi di incertezza nei colloqui segreti (in corso dalla fine del 2012) fra ‘Apo’ e il capo dell’intelligence di Ankara Hakan Fidan, con la mediazione dell’Hdp.

Nel 2013 si era arrivati a una fragile tregua armata. Ma l’anno scorso la direzione militare del Pkk in esilio nel Nord Iraq, accusando Erdogan di non mantenere gli impegni, aveva sospeso il ritiro dei suoi armati dal territorio turco e minacciato di riprendere le ostilità.

Il recente rilancio dei colloqui fra Ocalan e Fidan si è inceppato dopo la presentazione in parlamento di una legge che conferisce poteri senza precedenti a polizia e governatori. L’opposizione ne esige il ritiro: trasformerebbe il Paese, accusa, in uno ‘Stato di polizia’.

Il governo turco ora sembra pronto a trattative dirette con la direzione militare del Pkk sulla base della piattaforma in 10 punti proposta da Ocalan, che prevede una larga autonomia per le regioni curde, ma non l’indipendenza. Ma Ankara esige che il Pkk prima deponga le armi e sostituisca, come ha detto Onder, “la lotta armata con la lotta democratica”.

La mossa di Ocalan interviene in un quadro regionale profondamente modificato dalla guerra in Siria e dall’emergenza lungo il confine turco del ‘califfato’ dei jihadisti dell’Isis, che minaccia le autonomie curde in Siria e Iraq.

I miliziani curdi turchi, siriani e iracheni si sono uniti per combattere il nemico jihadista, già sconfitto a Kobane, con l’appoggio della coalizione a guida Usa. I curdi si aspettano un riconoscimento internazionale delle loro autonomie nei tre Paesi in cambio del loro ruolo cruciale contro l’Isis. Dietro l’angolo c’è il sogno del Grande Kurdistan.

Anche il momento particolare della politica interna turca sembra spingere verso un accordo di pace. Erdogan vuole ottenere alle politiche di giugno una maggioranza che gli consenta di cambiare la costituzione, istituendo un regime presidenziale forte. La pace nel Kurdistan darebbe le ali al suo partito islamico Akp e renderebbe forse possibile un accordo con l’Hdp, che i sondaggi danno per ora attorno al 10%.