Corriere: “Stato-mafia, lettera Napolitano ai giudici: Ecco mie risposte”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Novembre 2013 10:25 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2013 10:30
Stato-mafia, deposito lettera Napolitano: "Ecco mie risposte, inutile sentirmi"

Napoltiano (LaPresse)

ROMA – La Corte di Assise di Palermo, che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia, depositerà a disposizione delle parti la lettera inviata ai giudici dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il Presidente della Corte ha reso noto che nella missiva Napolitano, tra l’altro, pur manifestando la sua disponibilità a deporre, ha chiesto che si valuti ulteriormente il “reale contributo della sua testimonianza, tenuto conto della limitata conoscenza dei fatti”.

Scrive Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera:

(…) Dunque le sue risposte il capo dello Stato le ha già date in quel documento, e perciò invita la corte a tornare sui propri passi, citando espressamente l’articolo del codice di procedura penale in cui è previsto che «il giudice, sentite le parti, può revocare con ordinanza l’ammissione di prove che risultano superflue». Più di quello che ha scritto Napolitano non potrebbe dire, e in questo modo la sua deposizione — che pone problemi di costituzionalità di cui s’è discusso e si discuterà ancora — diventerebbe non necessaria.

Ma per arrivare a questa conclusione, c’è bisogno di altri passaggi, indicati nello stesso provvedimento della Corte: «Le rappresentazioni fattuali trasfuse nella predetta lettera (cioè le risposte scritte di Napolitano, ndr ) non sono utilizzabili in assenza di accordo acquisitivo delle parti», e per questo motivo il documento vergato dal presidente della Repubblica non può entrare nel processo senza che pubblici ministeri e avvocati diano il loro parere. Conclusione: dopo che tutti avranno letto la lettera se ne parlerà in aula, e la corte deciderà il da farsi; revocare l’audizione di Napolitano, accontentandosi di quanto ha scritto, o confermarlo tra i testimoni. In tal caso la scelta tornerà di nuovo al capo dello Stato, che potrebbe sollevare un nuovo conflitto d’attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

È prevedibile che i pubblici ministeri insisteranno nella richiesta di interrogare il presidente su temi che hanno già ampiamente illustrato: un’altra lettera, che egli stesso rese pubblica un anno fa. Gliela scrisse il suo ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, morto nel 2012 nel pieno delle polemiche sulle intercettazioni tra il Quirinale e l’ex ministro Mancino, che provocarono il conflitto istituzionale tra il Colle e la procura palermitana approdato alla Consulta.

Nella missiva indirizzata a Napolitano, D’Ambrosio fa intendere di aver manifestato anche a lui il timore «di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi» tra il 1989 e il 1993, quando lavorò all’Alto commissariato antimafia e al ministero della Giustizia. Di qui l’interesse dei pm ad ascoltare il presidente, «unica opportunità di approfondire la portata di tale timore». Riferito a un periodo in cui, nella ricostruzione dei pm, tra una bomba e l’altra la mafia trattava con lo Stato, e viceversa (…)