Dirigenti ministeri, Casta vera. Da Letta a Renzi chi si ricicla, chi resta…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Gennaio 2015 16:19 | Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2015 16:19
Dirigenti ministeri, Casta vera. Da Letta a Renzi chi si ricicla, chi resta...

Il ministero degli Esteri (foto Lapresse)

ROMA – Dirigenti della pubblica amministrazione che si riciclano, funzionari che saltano da un ministero all’altro: il ricambio tanto auspicato da Matteo Renzi nei “palazzi del potere” non c’è stato, o meglio c’è stato fino a un certo punto. Mario Marconi sul Fatto Quotidiano scrive che su 40 tra capi di gabinetto, loro vice e capi degli uffici legislativi, solo uno su 4 non ha già prestato servizio in quei corridoi nelle legislature precedenti. Il 25% non dà certo l’idea del cambiamento e del rinnovamento.

Ecco alcuni esempi con cui Marconi analizza più nel dettaglio i singoli casi:

Ci sono i primatisti alla Giampaolo D’Andrea, che entrano ed escono dal Parlamento e dal governo e, negli intervalli, si installano ai vertici burocratici dei ministeri più in vista. Eletto deputato nel lontano 1992 nelle file della Democrazia cristiana, D’Andrea è stato sottosegretario una prima volta ai Beni culturali dal 1998 al 2001 con i governi D’Alema e Amato, poi dal 2006 al 2008 ai Rapporti col Parlamento con Romano Prodi. Non appagato, è tornato alla carica e dal 2011 al 2013, con il governo di Mario Monti, ha ricoperto lo stesso ruolo, mentre oggi, felicemente, fa il capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

E ci sono poi quelli che il voto popolare non l’hanno mai incassato ma delle poltrone più alte delle burocrazie ministeriali romane fanno incetta da più di quaranta anni. E’ il caso dell’attuale capo dell’ufficio del coordinamento legislativo del ministero dell’Economia e delle finanze, Carlo Sica: già ingaggiato come esperto e consulente giuridico in diversi ministeri a partire dal 1982 e capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio, negli anni successivi è stato consulente dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta; vice segretario generale vicario di Palazzo Chigi; consigliere giuridico del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta; infine, durante il governo di Enrico Letta, è stato capo vicario del dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri.

C’è poi l’interessante (soprattutto in questi giorni) caso del figlio di Sergio Mattarella (uno dei principali candidati a diventare presidente della Repubblica):

Al ministero della Pubblica amministrazione di Marianna Madia troviamo Bernardo Mattarella (figlio di Sergio Mattarella), capo ufficio legislativo che, sotto il governo Letta, ricopriva lo stesso incarico al Miur. Allo Sviluppo Economico il capo ufficio legislativo Germana Panzironi è stata già vice capo dipartimento degli affari giuridici della Presidenza del consiglio, capo ufficio legislativo dei ministeri della Pa e dell’Istruzione, consigliere giuridico presso presidenza del Consiglio, ministero delle Finanze, ministero dell’Industria e ministero dell’Ambiente.

Infine quelli che con Renzi hanno mantenuto la stessa poltrona che avevano con il governo Letta. Qui, spiega Marconi, non c’è stato nemmeno bisogno di riciclarsi:

Alla Giustizia, il ministro Andrea Orlando ha per esempio concesso il bis al capo ufficio legislativo Domenico Carcano, scelto dal precedente ministro Anna Maria Cancelleri. Al ministero delle Infrastrutture Maurizio Lupi (riconfermato lui stesso da Renzi) ha confermato il capo di gabinetto Giacomo Aiello e il capo ufficio legislativo Gerardo Mastrandrea. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha dal canto suo promosso a capo di gabinetto Giuseppe Chinè, suo ex capo dell’ufficio legislativo e già capo dell’ufficio legislativo economia del Mef. Al ministero dell’Agricoltura troviamo a capo di gabinetto Ferdinando Ferrara, che ricopriva lo stesso ruolo con Nunzia De Girolamo, e il vicecapo di gabinetto Raffaele Borriello, che era capo della segreteria tecnica del ministro anche sotto il governo Letta. L’altro vicecapo vicario Massimo Lasalvia era invece vicecapo dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio. (2008-2013) e prima ancora consigliere giuridico del segretario generale della Presidenza del Consiglio.

Ma i nomi sono tanti, per leggerli tutti clicca qui.