La Maddalena, il centro congressi del G8 cade a pezzi. Gian Antonio Stella sul Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2013 12:50 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2013 12:50
La Maddalena, il centro congressi del G8 cade a pezzi

La Maddalena, il centro congressi del G8 cade a pezzi

ROMA – Cadono a pezzi le “costosissime strutture” costruite per il G8 alla Maddalena. Progettate, costruite e poi abbandonate nel 2009 per spostare il G8 a L’Aquila dopo il terremoto. Soldi spesi per spendere altre soldi, 11 milioni stanziati dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione Sardegna per completare il risanamento e la bonifica “dello specchio acqueo antistante l’ex Arsenale militare di La Maddalena”. Soldi che probabilmente non basteranno, “ne servono almeno 19, di milioni, secondo i periti della magistratura”. Inutile cercare sarcasmo nelle parole di Berlusconi all’epoca: “E’ stata fatta la più grande bonifica ambientale mai fatta in Italia in modo che l’isola diverrà un’attrazione turistica assolutamente all’avanguardia” o quelle di Bertolaso, tre giorni prima del terremoto: “Abbiamo bonificato una zona inquinata in un parco nazionale, abbiamo portato le barche dove c’erano i sommergibili e ora garantiamo l’occupazione a un migliaio di persone”.

Costò una tombola, scrive Gian Antonio Stella, quel «lifting ambientale» per cui la Protezione civile ingaggiò anche Francesco Piermarini, il fratello della moglie di Bertolaso che lo definiva «un grande esperto di bonifiche». Trentuno milioni che, con “annessi e connessi” sono diventati 72. In tutto questo “emerge” anche la figura di Emma Marcegaglia.  L’allora presidente di Confindustria – scrive Stella – vinse in gara solitaria (contestatissima da due altri imprenditori turistici) l’appalto per gestire in cambio di 40 milioni, per trent’anni, le strutture costruite o ristrutturate per il summit internazionale. Un complesso che avrebbe dovuto diventare, dopo lo spot mondiale della parata con Obama, Medvedev, Merkel, Sarkozy e tutti gli altri, il cuore della nautica esclusiva dell’intero Mediterraneo”.

“La pretesa della Mita Resort di Emma Marcegaglia che lo Stato rispetti l’accordo fatto poche settimane prima dello spostamento del G8″, “Ma come: se la Marcegaglia non ha ancora tirato fuori un centesimo dei soldi dovuti!”, “sbotta” l’ex assessore provinciale all’ambiente Pierfranco Zanchetta. “Uno schifo”, si sfoga l’architetto Stefano Boeri, autore del progetto, “Lo vedo e sto male. Sono pazzi a lasciarlo finire così”.

Non era stata una pazzia piuttosto mettere quella grata leggera esposta alla furia del maestrale?, chiede Stella

“Per niente! Non c’è posto dove il maestrale tiri quanto a Marsiglia eppure lì il Mucem, cioè il museo della civilizzazione dell’Europa e del Mediterraneo, coperto con la stessa tecnica, è stupendo e intatto. Alla Maddalena è mancata la minima manutenzione annuale. L’azienda che l’ha costruita, quella copertura, si è offerta di farla, la manutenzione. Non le hanno neanche risposto. Tanto che hanno fatto causa per la figuraccia cui sono, senza colpa, esposti”.

Tema, conclude Stella: ammesso che ci mettano «solo» altri tre anni per la bonifica vera (totale otto: più di quelli bastati a fare il tunnel sotto la Manica) cosa sarà di tutto quel complesso che fu bellissimo e bellissimo potrebbe tornare a essere ma è abbandonato al vento, alla polvere, agli sterpi?  Beffa tra le beffe, la Regione è costretta pure a pagarci sopra quattrocento mila euro l’anno di Imu…