Coronavirus, dal 4 maggio consentita anche la pesca sportiva. Come fare il “patentino”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Aprile 2020 12:20 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2020 12:24
Coronavirus, dal 4 maggio consentita anche la pesca sportiva

Coronavirus, dal 4 maggio consentita anche la pesca sportiva (Foto Ansa)

ROMA – “Dal 4 maggio la pesca sportiva potrà essere tranquillamente svolta in Lombardia, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e delle limitazioni espresse nel Dpcm.

Dovranno dunque essere garantite le distanze minime di sicurezza e si dovranno evitare assembramenti”.

Lo rende noto l’assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi.

Anche in altre regioni italiane, come la Puglia per esempio, si potrà tornare a pescare.

“Si tratta di una attività sportiva a tutti gli effetti – spiega Rolfi – e di conseguenza potrà essere praticata come previsto dal decreto. Saranno ovviamente vietate le competizioni”.

“L’attività sportiva individuale è consentita dal 4 maggio in base al Dpcm del 26 aprile. Poichè non vi sono discipline escluse, rientrerà anche la pesca sportiva”, conclude l’assessore.

Chiaramente serve il “patentino” per le acque dolci, qui tutte le indicazioni del Governo.

Maggiore flessibilità per salvare il settore della pesca e garantire gli approvvigionamenti ai mercati ittici. E’ la strada da percorrere indicata dal presidente di Federpesca, Luigi Giannini, per far fronte a una situazione di eccezionale emergenza, dove emerge forte l’instabilità di questo mercato.

“La pesca italiana si sta adattando alle esigenze dei consumatori, anche a costo di pesanti condizionamenti aziendali – spiega Giannini -: un momento difficile in cui è indispensabile far conto su una maggiore flessibilità nelle misure di gestione che disciplinano l’attività in termini rigidi; mi riferisco all’interruzione nelle giornate del sabato, domenica e festivi, ma anche al fermo biologico e ai piani di gestione”.

Una maggiore flessibilità che Federpesca richiede da anni, “attraverso l’assegnazione di un plafond di giornate di pesca a ciascuna unità che, in invarianza dell’impatto sulle risorse ittiche, affidino alla autodeterminazione aziendale l’organizzazione della produzione.

Evitando sprechi, carenza di prodotto nazionale sui mercati o incroci assurdi tra condizioni meteorologiche e regole amministrative”. (Fonte Ansa).