Usa, “Casey non ha ucciso la figlia”: sentenza choc sulla presunta mamma-killer

Pubblicato il 6 Luglio 2011 9:59 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2011 9:59

Casey Anthony

ROMA – I  media di casa nostra l’hanno definita una “Cogne in versione americana” la vicenda di Caylee Anthony, la bambina della Florida trovata morta a due anni in un boschetto vicino casa. Un caso che ha appassionato gli Stati Uniti come da noi è accaduto con Samuele Lorenzi: dirette e dibattiti tv, la mamma sospettata di essere l’assassina troppo bella, giovane e spensierata per non essere ritenuta colpevole.

Succede però che la giuria del tribunale di Orlando abbia ritenuto questa 25enne innocente: non è stata Casey Anthony a uccidere sua figlia e a sbarazzarsi del suo corpo, nonostante tutta l’opinione pubblica fosse contro di lei. Casey rischiava fino a ieri la pena di morte se fosse stata ritenuta colpevole di omicidio volontario.

Molti sospetti potevano trovare una giustificazione nel comportamento della ragazza. La piccola è scomparsa nel 2008 e il cadavere ritrovato solo 6 mesi dopo, un lasso di tempo durante il quale la mamma si è data alla pazza vita, tra discoteche e uscite frequentissime, il tutto come sempre più spesso accade, testimoniato dalla solita carrellata di foto su Facebook difficilmente smentibili. Si è anche fatta tatuare sulla spalla le parole “Bella Vita” (in italiano).

In quei sei mesi ha sempre raccontato che la figlia era via con una fantomatica tata o con un fidanzato. Mentre era sepolta in un boschetto poco distante da casa. Quando l’hanno ritrovata, Caylee era ormai decomposta e non ha offerto sufficienti elementi per ricostruire le circostanze della sua morte. Per questo la sua mamma non è stata condannata: non c’erano prove sufficienti.

Caylee Anthony

Secondo l’accusa la donna voleva sbarazzarsi della figlia per dedicarsi alla “bella vita” (appunto) senza l’impiccio di una bambina di due anni. Per questo l’avrebbe narcotizzata usando il cloroformio, le avrebbe avvolto naso e bocca con del nastro adesivo per soffocarla e poi l’avrebbe sepolta nel boschetto. Una storia complessa quella di questa famiglia, con un padre-nonno sospettato di aver abusato della figlia, dei sospetti atroci su questa bambina (frutto di un incesto, e quindi mai veramente amata?), di una madre-nonna che si sarebbe anche addossata alcune responsabilità. Quando gli inquirenti analizzarono il pc di famiglia trovarono una ricerca su Google della parola “cloroformio”, la sostanza che per l’accusa sarebbe stata usata per stordire Caylee. La nonna dopo tempo dichiarò di essere stata lei a fare quella ricerca, anche se in realtà voleva cercare la ben più innocua parola “clorofilla”.

Secondo la difesa invece Caylee sarebbe affogata in piscina, nella casa materna, e la mamma, presa dal panico, avrebbe nascosto il cadavere nel bosco aiutata dal padre.

Nonostante tutto questo Casey ha evitato il boia: ora è atteso un ultimo verdetto, perché il giudice dovrà stabilire se la donna abbia mentito o meno. Rischia al massimo 4 anni di carcere e avendone già passati 3 in galera il resto potrebbe facilmente esserle condonato. Casey potrebbe quindi a breve tornare una donna libera. L’unico giallo che resta, e che continua ad appassionare gli Stati Uniti, è: come è morta la piccola Caylee?