Siria a Usa: “Volete invaderci come l’Iraq”. A Damasco 40 giustiziati in moschea

Pubblicato il 21 agosto 2012 22:03 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2012 22:33
Siria, vicepremier Qadri Jamil

Il vicepremier siriano Qadri jamil (Lapresse)

DAMASCO – La Siria come l’Iraq? E’ lo scenario evocato dal vicepremier siriano, Qadri Jamil, che definisce le preoccupazioni americane sull’uso delle armi chimiche un pretesto per invadere il Paese, come avvenne contro Saddam nel 2003. Ma nel paese i fedeli di Assad continuano indisturbati la loro ”caccia ai terroristi”, uccidendo, è il numero riportato dagli attivisti, 183 persone, di cui almeno 40 giustiziate in modo sommario in una moschea della capitale.

Il presidente americano Barack Obama era stato esplicito nell’indicare la linea rossa che Assad non deve superare: il ricorso alle armi chimiche, di cui sono sono ricchi gli arsenali siriani per stessa ammissione di Damasco. ”Una storia pensata all’estero, che ci ricorda la storia dell’Iraq”, ha risposto il vicepremier siriano Qadri Jamil, in riferimento alle accuse, poi rivelatesi infondate, formulate dall’allora segretario di Stato Usa Colin Powell all’Iraq di Saddam Hussein.

”L’Occidente cerca una scusa per un intervento armato in Siria. Se questa scusa non funziona, ne troveranno altre”, ha aggiunto Jamil da Mosca, dove è stato spedito per la seconda volta in meno di un mese al posto di rappresentanti governativi del calibro del vice presidente Faruq al Sharaa, ancora assente dalle scene dopo le voci sulla sua fallita fuga in Giordania, e del ministro degli esteri Walid al Muallim, anche lui da giorni dato per sospetto disertore.

Jamil risponde con durezza agli Stati Uniti e avverte: “Damasco è pronta a discutere anche delle dimissioni si Assad nel quadro di un processo di negoziazioni con l’opposizione. Ma non prima dell’inizio di questi negoziati”. Poi spiega: “Chiedere le dimissioni di Assad prima che siano trovati i meccanismi del processo negoziale utilizzabili dal popolo siriano non è democratico, si tratta di un tentativo di imporci una certa decisione”.

La Casa Bianca ha risposto affermando che ”gli Stati Uniti vigilano costantemente sulle scorte di armi chimiche presenti in Siria e qualunque uso o tentativo di proliferazione sarebbe un grave errore”. Nel suo discorso Obama aveva però soprattutto inviato un messaggio di rassicurazione al principale alleato americano, Israele, da sempre preoccupato che con la caduta di Assad gli arsenali proibiti non siano più sotto controllo.

Intanto esercito e ribelli continuano a darsi battaglia in tutto il Paese. ”Numerosi terroristi uccisi e arrestati” sono i titoli di notizie che da giorni si alternano sulle pagine online della Sana e sugli schermi della tv di Stato. Dal canto suo, l’Esercito libero (Esl), formato da disertori e da civili in armi, ha annunciato oggi di aver conquistato oltre il 70% del territorio di Aleppo, dove la battaglia infuria da ormai un mese.

Difficile confermare sul terreno i proclami dell’uno o dell’altro fronte, anche perché i pochi giornalisti che si avvicinano al fuoco rischiano la morte, in taluni casi la incontrano. Come è accaduto alla giornalista giapponese Mika Yamamoto, uccisa forse da elementi governativi e come sarebbe successo al cameraman turco Cuneyt Unal, sul cui decesso, annunciato da al Jazeera, non ci sono ancora conferme.

Lontano dalle telecamere ufficiali ma immortalati dai videoamatori siriani giacciono invece le decine di corpi senza vita di giovani e meno giovani giustiziati sommariamente dall’esercito governativo a Muaddamiya – sobborgo a sud-ovest di Damasco, da ieri sotto i colpi dell’artiglieria governativa e delle raffiche di mitra di elicotteri – e a Herak, località nei pressi del capoluogo meridionale di Daraa.

In serata, fonti militari anti-regime hanno detto alla Reuters che le forze di Damasco ”hanno riposizionato 30 bombardieri Su-22”, capaci di sganciare bombe da 400kg, nelle basi di Hama, Tabaqa e Dayr az Zor da dove ”possono colpire con facilita’ obiettivi a Homs, Aleppo, Idlib e la stessa Dayr az Zor” ma al momento l’informazione non puo’ essere verificata in modo indipendente. Se fosse vero, ci si dovrebbe preparare a una ulteriore drammatica escalation.