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Ue-Russia: dopo il summit, si parlano, si arrabbiano ma non si capiscono

di Licinio Germini
Pubblicato il 27 Dicembre 2012 8:25 | Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre 2012 23:37

Il palazzo dell’Unione Europea a Bruxelles

BRUXELLES – Unione Europea e Russia cercano di parlare, ma quando lo fanno si arrabbiano, non si capiscono e il summit di Bruxelles che si sperava potesse avvicinarle almeno sull’abolizione dei visti le allontana invece ancora di più, e si conclude con una scambio di battute al vetriolo tra Vladimir Putin e il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso.

Troppa la distanza su tutti i dossier: dall’energia, con la Russia irritata per la volontà europea di guardare altrove per rifornirsi, ai diritti umani, dove la Ue è schierata al fianco degli Stati Uniti e di quegli attivisti che la Russia invece chiude in prigione.

”Barroso parla così tanto perché sa di essere nel torto”, dice Putin al termine del summit, riferendosi al lungo discorso del presidente della Commissione per spiegare come la nuova strategia energetica della Ue non sia affatto ”discriminatoria” per la Russia. Il cosiddetto ‘terzo pacchetto energetico’ ha lo scopo di evitare che chi controlla la fornitura, come Gazprom, sia dominante anche sulla distribuzione. La Russia, primo fornitore energetico della Ue, vuole esserne esentata.

Ma è la stessa polemica di un anno fa, quando Barroso usò esattamente le stesse parole per rassicurare Putin sugli stessi dubbi. A distanza di un anno non si è quindi fatto alcun progresso, anzi, la situazione si è fatta più pesante con l’apertura dell’inchiesta dell’antitrust Ue su Gazprom per sospetti di manipolazione dei prezzi in Polonia, Ungheria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovenia e Paesi Baltici. Non è quindi per caso che anche il dossier ‘abolizione dei visti’ per i cittadini russi sia bloccato: In conclusione, ”ancora non ci siamo”, dice Barroso.

Per Putin anche questo è colpa della Ue: ”Sappiamo che la Ue deve prendere una decisione a 27 e non è facile, ma ora tutto dipende dalla loro volontà politica”, ha detto il presidente russo elencando polemicamente i Paesi che già godono di un regime speciale di visti con la Ue, ”Venezuela, Honduras, Mauritius, Messico”, e i vantaggi per l’Europa di ”turisti russi che ogni anno spendono 18 miliardi di dollari in negozi e ristoranti europei”.

Che non sia stato il summit delle finzioni, ma invece un duro confronto tra parti su posizioni opposte, lo dimostra anche il riferimento alla questione dei diritti umani: ”Abbiamo ricordato a Putin le nostre preoccupazioni sulla situazione dei diritti umani in Russia e anche sul caso Magnitski”, ha detto il presidente Ue Herman Van Rompuy. Uno ‘schiaffo’ a Putin solo due giorni dopo quello che aveva già preso dagli Usa con l’approvazione da parte del Congresso del Magnitski act, che mette al bando negli Usa i funzionari russi ritenuti responsabili della controversa morte in cella nel 2009 dell’avvocato Magnitski e di altre violazioni dei diritti umani.

Intanto gli attivisti hanno seguito Putin anche a Bruxelles: durante l’inutile vertice sono stati fermate dalla polizia quattro militanti di Femen mentre gridavano slogan anti-Putin davanti alla sede del summit. E anche la politica estera divide: sulla Siria Putin parla di ”soluzione negoziata con tutti, proteggendo gli interessi di tutti i gruppi religiosi e le etnie”, perché ”non vogliamo che si crei il caos di altri Paesi vicini”. Come il caos in Siria già non ci fosse intriso di sangue.

E per finire, la Russia ha scaricato anche la piccola Cipro in crisi, a cui in un primo tempo aveva promesso aiuti: ”Abbiamo i soldi, ma tocca all’Europa salvare un suo membro”. Non poteva essere un summit più inconcludente.