Federalismo e sanità: costi standard per tutte le Regioni, ma a rischio l’efficienza

Pubblicato il 1 Luglio 2010 12:30 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2010 12:30

Costi della sanità standard e uguali per tutte le regioni in nome del federalismo fiscale. Forse con una conseguenza: l’accentuarsi della differenza sulla qualità delle prestazioni sanitarie tra una regione e l’altra. Il governo ha approvato la relazione sul federalismo fiscale e l’ha presentata alle Camere. Nella relazione c’è una novità soprattutto per la sanità regionale, che promette di abbattere le differenze, talvolta incolmabili, tra i prezzi dei servizi offerti dalle varie regioni.

Come spiega La Repubblica il punto è uno: con il federalismo fiscale si chiede alle regioni meno efficienti di adeguarsi ai costi di quelle più efficienti per abbattere i debiti di cui soffrono moltissime regioni. E quindi, al posto della spesa storica (ovvero finora le Regioni prendono i fondi dallo Stato in base a quanto hanno speso per la sanità l’anno precedente) si sostituiscono dei costi standard, uguali per tutti, così che, ad esempio, un’analisi del sangue o una Tac costino lo stesso a Trieste e a Caltanissetta.

Il risultato però quale sarà? Una possibilità è che, a parità di entrate (date dai costi standard) le Regioni che già hanno un disavanzo nella sanità possano spendere meno di altre per i servizi. Se, quindi, con il federalismo si introduce la “par condicio” dei costi della sanità, potrebbe ulteriormente aumentare il dislivello tra i servizi offerti dalle varie regioni. Per capirci: quelle che già oggi hanno i conti in rosso, faticheranno a risanarli se non potranno alzare i costi dei servizi sanitari. E se dovranno rispettare i costi standard, a parità di spesa, significa che dovranno risparmiare sull’efficienza dei servizi, a danno del paziente. Maggiori i disavanzi economici, quindi, e minore sarà la qualità e la sicurezza delle cure rese ai cittadini.